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Il Saltaro delle Giudicarie: 2010, un anno da dimenticare
Scritto da Il Saltaro delle Giudicarie   
Mercoledì 05 Gennaio 2011 06:38

Gianfranco Fini perplesso

Abbiamo lasciato senza rammarico il 2010, un anno agitato, fatto di confusioni, scompigli, escort, bordelli, trans e gay, malignità, cognati, tradimenti, attentati e finti attentati, un vero quarantotto, un casino a dirla civilmente.
La politica italiana si è persa in un fiume di pochezze, pettegolezzi, malignità, porcherie varie, proprio nell’anno della crisi economica, con la gente in difficoltà, milioni di disoccupati e gli occupati a rischio licenziamento da un momento all’altro. L’anno giusto davvero. Di questo s’è discusso quassù, nell’alto dei cieli, da dove il vostro Saltaro controlla le vicende umane e riferisce.


Non che la politica provinciale sia migliore, anzi, sembra entrata in letargo, non più una nuova iniziativa, non più un lampo di genio, non più un progetto che appassioni, encefalogramma piatto, piattissimo, si va avanti alla giornata fra proclami senza pathos, bufale, sogni e sfide senza sognatori e sfidanti, tutti a nanna, questo è il “trend”, guai a chi non s’adegua! “Dobbiamo coltivare il nostro orticello e tenercelo stretto!” sembra abbiano concordato i Consiglieri Provinciali e, guarda caso, si sono trovati tutti d’accordo. “Che il mondo vada per la sua strada, noi teniamoci stretto quello che abbiamo...La vita, si sa, non sempre è quella che vogliamo, talvolta è molto più brutta, qualche volta riserva delle sorprese, perchè rischiare, teniamoci quello che abbiamo e baciamo manina! Tanto c’è chi pensa per noi, lavora per noi, custodisce i nostri privilegi, garantisce i nostri stipendi, sopperisce alla nostra pochezza, siamo in buone mani...” Questa è la filosofia spicciola che sembra guidare la nostra classe dirigente. Andare avanti alla giornata, senza pensieri se non quelli di posizionarsi al meglio per la prossima tornata elettorale. Per il resto, buio pesto. Che il popolo si arrangi!

“Il popolo protesta? Non ci sono problemi, spariamo la storiella del trenino, Metroland,  così lo teniamo occupato a discutere del niente per un po’ di tempo, poi si vedrà.” Queste sembrano le ultime disposizioni dall’alto. La storia di Metroland ormai la conoscono anche i sassi, i nostri capi vorrebbero collegare Trento alle periferie con tutta una serie di trenini a scartamento ridotto, in gran parte in galleria, da far andare avanti e indietro per il piacere di chi ama il brivido e l’horror, viaggiare per gran parte al buio crea emozioni, non c’è dubbio. Curiosa poi è la proposta per noi Giudicariesi, il nostro trenino per portarci a Trento è previsto che prima scarrozzi a Riva, poi prosegua per Rovereto, infine a Trento, è un pò come dire: per andare a Storo facciamo il passo del Ballino, andiamo a Riva, risaliamo la Val di Ledro e arriviamo a Storo. Se una proposta così la facessero dei semplici mortali, apriti o cielo, li rinchiuderebbero in manicomio, fatta dai nostri mostri sacri provinciali, la si vuol far passare per una proposta rivoluzionaria che risolverà gran parte dei nostri guai. Un progetto che non ha né capo, né coda. A parte il costo proibitivo, si parla di miliardi di euro, e con i tempi che corrono, siamo davvero fuori di testa. Noi, da quassù, concordiamo con gli scettici, e, posti come siamo, nei cieli limpidi dell’empireo, suggeriamo, un’ idea, un po’ meno pazza, ma altrettanto originale, perchè con molto meno soldi la Provincia non sostituisce le corriere con altrettanti elicotteri, non ci sarebbero gallerie da scavare ed i tempi sarebbero, quelli sì, davvero dimezzati.

Stiamo andando tutti un po’ fuori del seminato, ci sistemino la nostra strada come si conviene, con la circonvallazione di Comano, qualche rotonda, e poco altro, faremmo contenta la nostra gente, sia chi va a spasso, sia chi lavora che di una strada comoda e sicura ne ha bisogno come del pane quotidiano. Speriamo che l’anno nuovo smuova la mota che sta sommergendo la politica trentina, con forti dosi di “sviluppina” propinata di nascosto ai nostri, e qualche dose di “viagra” per i più anziani, ci attendiamo che qualcosa si muova, non sempre coltivare il proprio orticello è la scelta migliore, non è la prima volta che poi arriva l’orso e l’orticello va a rotoli, chi ha orecchie per intendere intenda. Chi l’avrebbe detto, finire così, una Provincia come la nostra da sempre esempio di intelligenza politica e lungimiranza, s’è persa in un sogno fasullo, in una patacca per i creduloni, siamo davvero caduti in basso. Ma così va il mondo che notoriamente è ciclico nei suoi comportamenti. Alti e bassi, ricchi e poveri, astuti e tonti, intelligenti e stolti, potenti e diseredati, fortunati e iellati, c’è chi piace alle donne e chi non batte chiodo neanche a morire, chi ha la fortuna d’essere al servizio dei padroni del vapore e chi non ha mai visto un vapore, ma che dei padroni è inesorabilmente in balia.

Un mondo dove a Trento governano in pochi ed obbediscono in molti e a Roma dove non comanda nessuno e regna lo sbracamento generale. Parola di Saltaro! Se non altro, a Roma, abbiamo una vetrina di personaggi da museo delle cere che ci invidiano in tutto il mondo. A cominciare dal Berlusca che sbullonato com’è, è perfino simpatico, non gli darei neanche la capra per la corda, ed ha in mano l’Italia. Per non dire di Fini, nato fascista, cresciuto fascista, arricchito fascista, ora vuol fare il democristiano di sinistra, scommetto che morirà comunista, non sarà una gran perdita. Sarà comunque confortato da Bocchino, il suo fido scudiero, che le spara grosse in ogni occasione, più che grosse, spara autentiche minchiate, made in Neapel.  E dall’altra c’è quel Vendola che ha una lingua di pezza e l’orecchino, vuole essere comunista e vuol far fuori Bersani, quello del PD, un politico che sa fare di tutto senza fare niente. Non che sia meglio Veltroni, l’unico che vuol essere nel contempo estimatore di Kennedy e seguace di Che Guevara, come dire del diavolo e dell’acqua santa, e questo ce lo pennella a dovere, il più serio del gruppo? D’Alema, che non ride neanche a morire, tanto serio che ormai nessuno lo prende più sul serio. Di Pietro, invece, va per conto suo, sembra un bue impazzito quando parla e quando cammina, da come si comporta è da camicia di forza, così si  diceva una volta, ma lui, invece, le manette vorrebbe metterle agli altri, a tutti quelli che non la pensano come lui. Per fortuna che c’è il Rutelli, che non sa più che vestito mettere, sembra l’abbiano ingaggiato i Versace, per fargli fare passerella, specialista com’è nel cambiare gabbana, ieri per il divorzio e l’aborto, oggi s’è convertito eccome! Sembra un prelato del Concilio di Trento. L’unico fedele alla sua idea è Casini, diciamolo, rendiamogli onore, solo che la sua idea è talmente ambigua e confusa che nessuno sa dove alla fine andrà parare, per adesso cita De Gasperi e fa il democristiano, ma i democristiani “doc” erano tutt’altra cosa. Infine Bossi, una gran lana, furbo come una volpe, dice cose sensate anche se in malo modo, ma non ne sbaglia una, magari fossero dello stesso stampo i leghisti trentini, purtroppo non sono degni neanche di legargli le scarpe.

on una teca di simili ceffi, e abbiamo solo citato i migliori, come possiamo pretendere che le cose in Italia vadano bene. A quelle facce s’accompagnano, adeguati comportamenti: quando non si viene alle mani, e capita, ci si insulta, ci si minaccia, si sproloquia come nelle peggiori bettole, senza remissione e senza educazione, si parla a vanvera, ognuno tira l’acqua stagna al suo mulino in gran parte diroccato, fra scandali che non si contano e purtroppo neanche si scontano, si passano le giornate tirando a campare, magari ordendo complotti e concertando tradimenti. Questa è l’Italia, governata da signori, signorini e signorine, portaborse, leccapiedi, e parassiti della collettività, si salvano in pochi. A molti di noi, ne sono aureo testimone, verrebbe voglia di piantare baracca e burattini ed andarsene, ritirarsi fuori da questo mondo bislacco, da questa politica della disfatta. Una volta bastava rintanarsi nella nostra terra trentina dove si respirava altra aria, altro clima, altra vita, oggi neanche qui, neanche in Giudicarie siamo al sicuro con certi figuri che girano nel sottobosco della politica locale, e allora che fare? Da quassù, inclementi, giudici imparziali, non possiamo che esprimere rincrescimento di come vanno le cose, ma scagli la prima pietra chi si sente estraneo di ogni colpa, in democrazia i  rappresentanti del popolo sono votati dalla gente, se abbiamo convintamente scelto quelli che abbiamo, non possiamo far altro che tenerceli fino alla prossima tornata, li cambieremo se non saremo tutti inquinati (comprati) la prossima volta, nel frattempo io consiglierei ai più insofferenti la sortita di san Simeone. Era un santo che visse nel medio evo, in un deserto, appollaiato per una decina d’anni su di una colonna, e guai a chi si avvicinava, se qualcuno osava, lo minacciava con i propri escrementi che usava come proiettili, sicuramente efficaci. Quando il mondo in cui si vive fa schifo, questa potrebbe essere un’ottima soluzione. Ci resta comunque una speranza, anno nuovo vita nuova, cambiamo in meglio tutti, e cambierà la politica, la società, cambierà la vita d’ognuno e di tutti, e forse saremo in grado di recuperare. Buon anno da quassù, dai miei amici, dai santi, dagli angeli e dai arcangeli con i quali convivo, buona anno, crediamoci, se l’anno passato è stato l’anno del casino, il 2011 sarà l’anno della rinascita, in ogni luogo ed in ogni dove, parola di Saltaro che non si sbaglia, quasi mai. AUGURI !