Home Editoriale Giudicarie: Anno Nuovo, vita nuova

Sfoglia il giornale

 

Maggio

Aprile

 

 

 

giornale delle giudicarie aprile 2014

Traduzioni e Comunicazione

Giudicarie: Anno Nuovo, vita nuova
Scritto da Administrator   
Mercoledì 05 Gennaio 2011 00:04

Ad ogni inizio d’anno in ogni famiglia, in ogni associazione, in ogni azienda si fissano gli obbiettivi da raggiungere, scalette dei tempi, innovazioni da portare e priorità da seguire. Lo si fa da sempre, con razionalità e buon senso. Alla fine dell’anno ci si potrà vantare d’essere stati buoni capifamiglia, buoni presidenti, buoni imprenditori dimostrando, carte alla mano, i risultati raggiunti ed i tempi rispettati.

Questo non succede nel pubblico, né in politica, ove le cose vanno alla rovescia, all’inizio dell’anno si promettono mari e monti ed alla fine non si vedranno né mari né monti, senza che nessuno si giustifichi, senza che si diano spiegazioni, si fa finta di niente e buona notte, salvo tornare a ripromettere le stesse cose il primo giorno del nuovo anno. Una tiritera di raggiri che continuano imperterriti fin dai tempi dell’invenzione della democrazia. Per essere eletti occorrono i voti e per ottenere voti: o si comprano con il vile denaro (clientelismo) o con le promesse che sono, il più delle volte, imposture belle e buone. Non c’è scampo. Cosi funziona da anni la politica in Italia, ed anche il Trentino sembra non esserne esente, anzi. Guardiamo in casa nostra, in Giudicarie, non è che ci manchi molto, ma soffriamo da sempre i disagi e  l’emarginazione dovuti alla nostra posizione di estrema periferia. Così ne soffrono le nostre imprese, i nostri artigiani, i nostri studenti, le nostre famiglie che dovendosi recare Trento, centro d’ogni servizio, impiegano lo stesso tempo di trent’anni fa, la strada non è cambiata di molto, il percorso è rimasto quello, con qualche miglioria, niente di più.    

C’è quindi l’urgenza di una viabilità all’altezza dei tempi moderni, la chiediamo da trent’anni in mille convegni, seminari e riunioni, abbiamo sempre avuto assicurazioni, tempi certi, parole d’onore, ma siamo qui ancora a provarci per l’ennesima volta,  per dovere, speranzosi, anche se per niente fiduciosi.
 Questo la dice lunga su chi ci rappresenta in Provincia e quanto si interessi dei problemi dei propri elettori. Non è che poi si chieda molto, una rotonda alle Sarche in quell’incrocio che fa pietà, la circonvallazione di Comano quanto mai utile alle intere Giudicarie, la circonvallazione di Pieve di Bono pronta da decenni a partire e sempre ferma inspiegabilmente al palo ( l’ass. Pacher l’aveva garantita al nostro giornale entro il 2009...), per non dire della stretta di Iavrè-Darè-Vigo che grida vendetta al cielo, non c’è viabilità peggiore in tutto il Trentino, ma questo sembra che non interessi a nessuno. Discorso a parte, ma altrettanto importante, riguarda la viabilità verso Brescia, ci saranno almeno venti protocolli firmati, ma la situazione rimane immutata. Sarà compito della nuova Comunità di Valle farsi carico ancora una volta del problema e cercarne garanzie di realizzazione che non siano come quelle dateci fin’ora, ne va della credibilità della Stessa Comunità e dei suoi nuovi responsabili. C’è chi insinua che le nostre strade rimarranno così come sono in attesa di Metroland, che dovrebbe portarci a spasso sul trenino (?), nel frattempo sarà bloccato ogni altro intervento,  non ci sono più risorse (soldi), se questo fosse vero,  sarebbe uno schiaffo politico, economico e sociale per le nostre valli, senza precedenti, una gran “puttanata”, un presa in giro bella e buona. E mi spiego. Alle Giudicarie serve innanzi tutto una via di comunicazione come Dio comanda: una strada comoda, sicura, che permetta a noi di recarsi in città, con un tempo adeguato, ma soprattutto assicurare alle nostre imprese, ai nostri artigiani, ai nostri commercianti, trasporti di uomini e merci a costi contenuti.  E’ l’unico modo di salvare il salvabile in questo momento di crisi dell’economia, salvare le nostre aziende dalla chiusura e i nostri valligiani dalla disoccupazione. Ci sono segnali, in proposito, sempre più preoccupanti,  che non risolveremo di certo con la bufala del trenino, ma con un ritorno impegnativo al risparmio in ogni settore, alla lotta agli sprechi, a interventi mirati e controllati, all’abbandono di ogni velleità politica che non sia strettamente compatibile con l’attuale momento difficile per tutti. Una viabilità agevole e veloce potrebbe essere un primo segno di recupero della ragione e della speranza che si possa guardare avanti con un minimo di ottimismo. Poi, con il tempo, se le cose torneranno a girare bene, (ma non illudiamoci, mai più come prima!), se qualcuno vorrà giocare con il trenino, lo faccia pure, ma non oggi, oggi abbiamo ben altro a cui pensare. Abbiamo vissuto per anni nell’abbondanza, abbiamo dimenticato le logiche del buon padre di famiglia, abbiamo talvolta sbracato, adesso è carestia, le risorse sono diminuite ed ancora diminuiranno, l’autonomia è in pericolo, è dura rendersene conto, ed ancor più dura cercare di metterci rimedio. Dobbiamo tornare con i piedi per terra, recuperare buon senso. Proviamo a ragionare con umiltà e raziocinio. In Trentino siamo 470.000 abitanti, chilo più chilo meno, metà di Brescia, un terzo di Verona.

Eppure abbiamo un impianto burocratico amministrativo idoneo ad una città come Milano con i suoi sei milioni di abitanti. Noi abbiamo le competenze da gestire, siamo autonomi, è vero, ma sono pur sempre deleghe per un numero limitato di persone, invece no! Noi non siamo gente qualunque! Abbiamo la nostra politica estera, inviamo politici a spasso in tutto il mondo ( non sempre con motivazioni credibili), mandiamo consistenti contributi a destra e a manca, e non sempre dove c’è effettiva necessità, abbiamo perfino una specie d’ambasciata a Brusselles che non serve a nessuno, e abbiamo l’Università, nostro fiore all’occhiello, voluta per far crescere i nostri ragazzi e rinnovare la classe dirigente trentina, e, invece, fa crescere i ragazzi degli altri, relegando i nostri a ruota di scorta. Coltiviamo sogni di gloria in ambiti più grandi di noi, vedi elettronica, informatica, biotecnica, ed altro, occupando spazi del privato per noi poco redditizi, abbiamo perfino fatto diventare la cultura un “bissness” commerciale, sempre in perdita s’intende, l’arte in Trentino è un evento per pochi, elitario, non le si deve chiedere di farci guadagnare. Ed abbiamo più società collaterali alla Provincia che l’intera Lombardia. Il tutto a costi esorbitanti, se ne va più di mezzo bilancio provinciale. Se aggiungiamo una buona sanità, la scuola con le sue ambizioni, meglio con le ambizioni dei suoi insegnanti, una promozione turistica stellare, delle risorse dell’autonomia non rimangono che le briciole. A discapito di tutto il resto(poveri noi!). Così siamo messi. Dobbiamo cambiare. Abbiamo peccato ed ancora pecchiamo di bullismo politico, figlio di frustrazioni antiche e di nuove ambizioni presuntuose e velleitarie. E’ stata, per il Trentino, una lunga stagione di sogni e di sfide, di proclami e di “poster” appiccicati in ogni  ufficio,  una stagione da ricordare con nostalgia, ora siamo entrati nella stagione delle vacche magre e dobbiamo prenderne atto. La buriana economica non è passata, anzi, adesso viene il brutto, nasconderlo è pura follia, è la stagione in cui bisogna, tutti insieme, politici e non, rimboccarsi le maniche, tornare con i piedi per terra, riappropriarsi dei nostri antichi valori, tornare alla prudenza, alla temperanza, alle spese oculate, alla programmazione seria e severa, dobbiamo ritornare con dignità ed orgoglio nella nostra dimensione secolare. Altrimenti l’alternativa per le nostre valli tornerà ad essere l’emigrazione, ma, non c’è più l’America che ci aspetta, oggi come oggi sarebbe difficile anche emigrare. Pensiamoci, sarà un modo diverso e più realistico di affrontare il nuovo anno, il 2011.


Adelino Amistadi