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Comunità, astensionismo e… orsi
Scritto da Administrator   
Lunedì 08 Novembre 2010 22:57

Giorni d’eccitazione, d’ansia, giorni di incertezze, di suspence. Poi il sereno che torna e la vita che continua nella normalità del nostro tempo. Si sono svolte nell’indifferenza quasi totale le elezioni per nominare i componenti l’Assemblea della Comunità, pochi a votare e quei pochi neanche sapevano per chi e per che cosa votavano. Non c’è male come inizio, i più sono andati alle urne sollecitati dai vari personaggi più o meno noti che elemosinavano il voto come fosse questione di vita o di morte. Per loro naturalmente.


Non si contano le telefonate, gli incontri, i piccoli “ricatti”, “...ti ricordi quando hai avuto bisogno di me? Adesso ricambia il favore...(sic!)”, meschinità e piccionerie che solo gli omini della politica nostra possono vantare. Sugli spazi elettorali dei Comuni giganteggiavano le fotografie dei candidati Presidenti, bei faccioni, sorridenti, e fra i tre, dal punto di vista estetico, anche il vostro Saltaro, quasi cieco dalla nascita, non poteva che parteggiare per la Patrizia Ballardini, bella ragazza oltre che brava, le donne in politica nei secoli erano poche, brutte e zitelle, cattive come l’arsenico, vendicative e casiniste. Le cose sono di molto migliorate, perfino nell’aspetto con le dovute eccezioni! Ma anche gli altri candidati non hanno demeritato, ci vuole coraggio ad affrontare una campagna elettorale, soprattutto se non sempre in felice compagnia, ma è così da secoli, ne sono buon testimone. Da osservatore disincantato e al di sopra di tutto e di tutti, vivendo da secoli nell’empireo, anticamera del paradiso, ho sofferto con voi queste elezioni per lo scetticismo e l’indolenza con cui sono state affrontate, quasi subìte, a parte qualche “facinoroso” che era alla sfacciata ricerca di visibilità e, in qualche modo, di potere.
Eppure erano elezioni fondamentali per noi e per il nostro futuro, per certi versi più importanti delle elezioni nazionali, riguardavano la nostra terra, le Giudicarie, che per la prima volta erano chiamate a votare gli amministratori del proprio territorio, ma perchè tanta indifferenza? Mah, forse la scarsa informazione, forse l’esperienza poco sentita dei comprensori, forse la poca fiducia che anche con le Comunità di Valle si riesca a combinare qualcosa di buono, forse la paura di un baraccone in più sulla groppa da sopportare e pagare...forse...forse...forse le facce non tutte raccomandabili che si proponevano in lista, la gente s’è perfino chiesta: “Se quelli vogliono entrare nella Comunità qualcosa di losco c’è di certo, ci saranno interessi in ballo, poltrone ben pagate, qualcosa sotto c’è di sicuro!” e allora perchè andare a votare? Col freddo che faceva, i più sono rimasti in casa.
D’altronde, la gente ne ha piene le palle della politica. Sia quella con la P maiuscola che viene predicata e mai praticata ed ancor più della piccola politica del sottobosco, quella fatta di manigoldi e faccendieri, che già sono indigesti a cento chilometri di distanza, diventano vomitevoli a stretto contatto quotidiano. Ma questi sono i tempi, questa è la vita! In questo periodo poi il mio animo, deperito per le continue malevolenze, si sente particolarmente amareggiato per l’abbandono improvvido che mi hanno inflitto i miei collaboratori, da cent’anni assistenti indefessi delle mie magagne, luce dei miei occhi, lettori solerti delle notizie comode e scomode, commentatori profondi della politica e delle cose nostre. Mi manca l’arguzia dell’Orsolina tutta presa dalle “puttanate” del Berlusca, l’intensità di pensiero del dotto Archimede, la sagacia contadina dell’Abele, ed il buon senso della gente per bene dell’Osvaldo Caccola, e gli altri, quanto mi sarebbero d’aiuto oggi per commentare quel che è avvenuto e quel che avverrà sotto il nostro cielo, ma ci saranno in futuro, saranno richiamati al lavoro, nolenti o volenti, dovranno tornare a farsi carico delle cose giudicariesi, di quelle che funzionano, di quelle che funzionano meno e di quelle che attendono di funzionare meglio. La smettano, i pusillanimi, di starsene a casa a far la guardia all’orso, questo è il pretesto addotto, che l’orso ha ben altro da fare che insidiare l’Orsolina. Ultimamente poi il bestione che s’aggira nei nostri boschi è in fregola, non ha più remore, né rispetto, sembra abbia deciso con gli altri orsi del suo gruppo di cambiare vita e comportamento, quello che s’è visto fin’ora erano rose e fiori, il bello sarà d’oggi in avanti. Era da tempo che notavo sbifidi movimenti orsini, sul Brenta, ma ancor più in val del Chiese e nella media Rendena. Sembra abbiano deciso di ritrovarsi a consesso per decidere sulla loro sopravvivenza nella nostra provincia. Non erano in molti, la mia poca luce non mi permette di essere preciso, tre o quattro, non di più, di vario sesso e prole a fianco. Dopo i soliti convenevoli sdolcinati, con qualche ferita e graffi distribuiti equamente, s’è concordato quanto da tempo avevano in serbo, ma non osavano dichiararlo pubblicamente. Come cavolo è venuto in testa a qualcuno la geniale idea di voler reintrodurre l’orso in Trentino? E perchè proprio loro, orsi fra i più nobili della Serbia, hanno dovuto subire l’esilio in terra straniera che come tutte le terre straniere sono ingrate e inospitali? Presi con l’inganno, lusingati con il miraggio di zone più salubri ed abbondanti di greggi e mandrie da diradare, ingabbiati come lestofanti, sono stati scaricati nelle nostre valli, incollanati e lasciati liberi di vivere una nuova vita, più serena e densa di soddisfazioni. Ahi! Gli infami! I poveri orsi si sono ritrovati prigionieri della fame e dell’inedia, su territori infiniti di rocce infide, con boschi poveri d’ogni cibanda, pascoli deserti, e controlli spietati da uomini che sembra non abbiano altro da fare. Che delusione. Gli orsi a convegno sembravano concordare sulla dabbenaggine degli uomini. Se gli orsi che da secoli girovagavano indisturbati nei nostri boschi, sono, man mano, spariti fino ad estinguersi definitivamente, ci sarà pur stato un motivo? Non certo la ferocia del Fantoma da Strembo, Re della Val Genova, così nominato dall’Imperatore Franz Joseph, che, si racconta, abbia ucciso più di cento orsi nella sua storia venatoria, né qualche malattia, né cataclismi di sorta, si sono estinti per mancanza di cibo, semplice, parola di orsi che sanno quello che dicono. Si sono chiuse le malghe, spopolati i pascoli, spariti i greggi che transumavano dalla pianura, ormai diradata la selvaggina, all’orso non rimanevano che poche bacche, erba ed altro, non certo i suoi cibi preferiti, e dai oggi, dai domani, gli orsi si sono estinti e nessuno ne sentiva la mancanza. La gente in Giudicarie stava bene, girava tranquillamente per i boschi, era fiera dei suoi pascoli e della serenità del suo ambiente, poi la reintroduzione degli orsi ed il ritorno a cent’anni fa, peggio ancora, al Medio Evo. Per lo sfizio di qualcuno. Così doppio risultato: indignati gli orsi importati che si sono trovati becchi e beffati dalle promesse non mantenute, e desolata gente obbligata a convivere con animali scontenti e frustrati, pronti, per protesta ad ogni nefandezza. Queste le conclusioni finali del consesso degli orsi tenutosi nei giorni scorsi, a cui sono da aggiungere alcune clamorose deliberazioni. Da oggi in poi non ci sarà riverenza per nessuno, costretti a vivere nella povertà e nell’indigenza, vengono aboliti ogni tipo di scrupolo, remore o cautele, gli orsi affronteranno la vita con totale libertà e sfrontatezza, arroganza e perfidia, com’è nella loro indole secolare. Abbandoneranno i boschi avari, e si immergeranno nel vivere civile, assaliranno alveari, pollai, stalle, chiese, prenderanno possesso di strade e piazze e ritroveranno la tradizionale ribalderia, è l’unico modo rimasto loro per sopravvivere non fidandosi più di nessuno. Sanno bene d’essere in parte graditi ed in gran parte sgraditi, ma se da quelli che li odiano non sì aspettano niente,  da quelli che li amano s’aspettavano qualcosa in più delle solite parole, un breviario di tiritere banali e sempre quelle. E allora sotto a chi tocca. Queste la risultanze e già si sono sentiti in giro i primi effetti. Si sono profanate ultimamente perfino le Canoniche che ospitavano pecorelle davvero smarrite, sagrati delle chiese, si sono sbranate pecore e capre ai bordi degli abitati, si sono molestate api regine ed operaie e si sono distrutti pollai e steccati vari, si è bussato persino ad una porta di casa, con gentilezza, si fa per dire! Una recrudescenza della presenza dell’orso del tutto giustificata dalle ultime loro decisioni, ma cosa ci riserverà il futuro? Sempre peggio, almeno che qualcuno non recuperi senno e buon senso e riporti gli orsi nella loro patria, facendo contenti loro (gli orsi!) che ritornerebbero dall’esilio, e facendo felici i Giudicariesi che potrebbero ritornare a vivere in pace. Ma forse abbiamo sforato...nella foga di un povero Saltaro abbandonato sono uscito dalla retta via, cosa centrano gli orsi con la nuova Comunità...niente...o forse tanto...di certo d’ora in avanti i nostri problemi non saranno più in balia del vento, non dovremo più pietire interventi estranei, non dovremo più sperare nella buona sorte, avremo un’assemblea, libera e riconosciuta, che li potrà affrontare e risolvere, questo e tanti altri, almeno lo speriamo!