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Un giudicariese al servizio dei Papi
Scritto da Administrator   
Lunedì 08 Novembre 2010 22:45

Monsignor Viviani

Dalla Val Rendena a Roma, a... Trento. Questo il cammino di Mons Giulio Viviani. Nato nel ‘56 a Pinzolo, ordinato sacerdote nel 1981, dal 1993 diventa cerimoniere pontificio, dove si occupa dell’organizzazione delle cerimonie solenni celebrate da Papa Woytila, e, dal 2005 da Benedetto XVI. Lo scorso primo ottobre, dopo 17 anni a Roma, il ritorno a Trento in veste di maestro per le celebrazioni liturgiche del Vescovo, assistente dell’Azione Cattolica, docente di liturgia e referente per la formazione dei Diaconi permanenti.

Monsignor Viviani, dopo 17 anni a Roma come è stato tornare in Trentino?
Una bella sensazione, anche se in verità ho sempre mantenuto i contatti con la mia terra e tornavo spesso in provincia. Tra l’altro il dialetto me lo ricordo benissimo, dunque mi sono sentito subito a casa. Battute a parte, ho un ottimo rapporto con tutti a Trento, a partire coll’Arcivescovo Luigi Bressan, al quale mi lega stima e una conoscenza che parte ancora da quando era a Roma in Vaticano.

Negli anni qual’è ricordo ha portato con sé della Val Rendena e di Pinzolo?
Vado spesso in Rendena. Sono nato a Pinzolo, e poi sono andato in seminario a Trento, ma la “mia” Val Rendena non l’ho mai scordata e ho sempre conservato con essa un forte legame; ad esempio ho ancora la residenza a Pinzolo.

Qual’era la sua mansione a Roma?
Si trattava di organizzare in dettaglio le modalità delle liturgie in occasione delle funzioni celebrate dal Papa, concordando con i Vescovi locali la logistica di tali operazioni. Per questo ho viaggiato molto nel mondo, seguendo Papa Giovanni Paolo e Benedetto XVI in tanti paesi; esperienze straordinarie che mi hanno arricchito tantissimo a livello morale e di conoscenza di altra gente, altri modi di vivere.

Il ricordo più significativo di quei viaggi?
Tra tutti ricordo un viaggio in Cecoslovacchia (allora si chiamava ancora così) negli anni immediatamente seguenti la caduta del comunismo e la grande impressione che ci avevano fatto le tante storie di preti della mia età – allora avevo circa 40 anni – perseguitati o in prigione per questioni “politiche”. Si tratta di fatti che ora ci sembrano così lontani nel tempo eppure appartengono alla storia recente dell’Europa; storie di eroismi quotidiani di tanti preti che mi avevano profondamente colpito. 

Come si svolgeva la sua vita tra le “segrete stanze” del Vaticano?
Certo il Vaticano è un luogo affascinante, suggestivo e carico di simbologie, dunque si tende a pensare che vi siano chissà quali intrighi, mentre invece dall’interno si recupera la dimensione più quotidiana della religiosità. Sicuramente siamo nel “centro” della religiosità cristiano-cattolica e colpisce quanto questo luogo sia un richiamo per migliaia di fedeli, un punto di riferimento di grande impatto emotivo.

Quali sono gli aspetti più affascinati di questo luogo?
Sono diversi, a partire dal fatto che qui è sepolto San Pietro, il padre della Chiesa, per non parlare delle bellezze architettoniche, cariche di storia, come la Cappella Sistina. Forse il luogo più suggestivo al mondo, che ha qualcosa di speciale e ogni giorno è stupendo vedere quanta gente si reca qui in pellegrinaggio e in visita. D’altro canto – come dicevo - è bello vivere anche la quotidianità di una città-Stato molto circoscritta dal punto di vista della superficie territoriale, e anche della popolazione

Ora di cosa si occupa principalmente a Trento?
Ho diversi incarichi, tra cui quello di assistente dell’Azione Cattolica, di maestro per le celebrazioni liturgiche del Vescovo, docente di liturgia e referente per la formazione dei Diaconi permanenti. Poi ovviamente celebro anche delle funzioni, ad esempio pochi giorni fa ero a Poia e Godenzo a celebrare la Santa Messa.

Una parola per descrivere Giovanni Paolo II
Forte. Nella sua volontà di non mollare, di come portava avanti il messaggio della Chiesa anche quando le condizioni di salute gli impedivano di muoversi e di parlare.

Una per Benedetto XVI.
Mite e profondo nella Fede. A differenza di quanto si possa pensare riesce ad instaurare dei rapporti molto intensi con la gente, a mettersi accanto a chi soffre.