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Lo Yuan e le leggi di mercato
Scritto da Administrator   
Lunedì 13 Settembre 2010 06:06

Il recente sorpasso del PIL cinese su quello giapponese, ha riportato ancora una volta le attenzioni sul cambio YUAN/USD. Fermo per quasi dieci anni dal 1996 al 2005 in area 8.3 € si era mosso al rialzo solo nel 2005 per portarsi in area 6,8 nel 2008 allo scoppio della crisi Lehmann Brothers.

Da quel momento, nonostante una fortissima ripresa delle esportazioni e un recupero della borsa di Shanghai del 100%, passata dai 1760 punti del 7 novembre 2008 ai 3478 del 6 agosto 2009, il cambio è rimasto invariato al punto che Zhong Shang (vedi l’articolo di Marco Del Corona di martedì 17 agosto su Corsera), ha recentemente confermato la stabilità del cambio, nonostante i dati positivi e l’afflusso di liquidità verso l’economia cinese.
Nessuna autorità monetaria internazionale, complice le vacanze ferragostane, sembra aver nulla da obiettare. Ma alcuni dubbi sull’effettiva capacità del mercato valutario di autoregolarsi cominciano ad emergere soprattutto con il presentarsi sul mercato economico di domani con una valuta e una massa monetaria che rappresentano un miliardo di persone.
Non occorre aprire i manuali di John Nash per comprendere che quando sui mercati la domanda e l’offerta non sono in equilibrio salta il concetto di efficienza.
Sui mercati si stanno ormai fronteggiando masse monetarie estremamente diverse tra loro in cui chi ha più liquidità domina le altre.
Dopo il predominio per quasi cinquant’anni del Dollaro Usa, e dopo l’avvento dell’Euro, oggi il mondo si trova di fronte pertanto a due nuovi problemi; il primo dato dalla evidente crisi delle leggi di mercato, che non riescono effettivamente ad autoregolarsi nel caso di partecipanti dimensionalmente diversi; dall’altra nella necessità di ripensare all’effettiva efficienza normativa delle regole commerciali del WTO, di fronte a queste dichiarazioni.
Emerge il dubbio che lo sviluppo mondiale dei mercati finanziari telematici si trovi oggi di fronte a problemi normativi totalmente nuovi che si dovranno rapidamente affrontare vista la grave crisi economica da cui è necessario uscire senza ricadere in nuove difficoltà.