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Alla ricerca del benessere perduto
Scritto da Paola Maria Taufer   
Mercoledì 07 Luglio 2010 08:24

Psicologia /di Paola Maria Taufer - Alla ricerca del benessere perduto.
Tutti oggi parlano di benessere, un termine (da ben – essere = “stare bene” o “esistere bene”) che denota uno stato che coinvolge tutti gli aspetti dell’essere umano. Quindi uno stare bene in ottica multidimensionale, in cui oltre alla dimensione fisica vi è il benessere psicologico.
Ma cosa intendiamo per benessere? Lo stare bene è determinato da alcuni fattori fondamentali: un giudizio globale sulla soddisfazione per la propria vita, la soddisfazione per i diversi ambiti (es. lavoro), le emozioni positive che si provano e un basso livello di emozioni negative.

Secondo alcune teorie gli eventi che capitano nella nostra vita sono in parte dovuti al caso e in parte determinati da noi, dalle condizioni esistenti e dalle nostre capacità e quindi sotto il nostro controllo. La probabilità di vivere eventi che ci soddisfano o che ci penalizzano non è la stessa per tutti. Veenhover chiama questo fenomeno life changes, “possibilità di vita” e comprendono aspetti sociali, personali e abilità individuali. Per esempio, tra gli aspetti sociali,  l’aspetto economico influenza in modo significativo la soddisfazione della propria vita solamente nelle popolazioni povere. Tra gli aspetti personali, le persone con una relazione stabile e un impiego lavorativo sono più soddisfatte delle altre. Per quanto riguarda le abilità individuali, grande risalto viene dato all’energia, all’empatia, ad un buon controllo sull’ambiente e ad uno stile relazionale assertivo.
Un’altra fonte di benessere deriva da un’accurata e positiva conoscenza di sé e dalla conseguente capacità di realizzazione delle proprie potenzialità: l’entusiasmo, l’efficienza, l’autonomia e la saggezza di definire obiettivi di vita realistici e concreti, allontana molti disagi tipici delle persone infelici e che hanno una visione pessimistica della vita; di conseguenza credono poco in loro stessi, sono ansiosi, isolati, insoddisfatti e non credono di poter fare nulla per cambiare le cose.
Questi atteggiamenti si notano purtroppo in molti giovani che, anziché mettersi in gioco con grinta e ottimismo, preferiscono abbandonare i propri progetti, per paura di fallire.
Il raggiungimento degli obiettivi prevede un balzo qualitativo dallo stato di preoccupazione e ruminazione a quello di occuparsi, di fare, per esempio organizzandosi meglio e pianificando le cose.
L’ottimismo, come il benessere emotivo-motivazionale si può anche imparare: nei miei corsi e nelle mie conferenze, cerco di trasmettere ai partecipanti l’importanza di essere consapevoli del proprio stile di pensiero, analizzando gli errori, ma evidenziando nel contempo anche le risorse che ogni persona possiede, per lavorare insieme ad una sana personalità.