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Comunità /A ottobre le elezioni
Scritto da Adelino Amistadi   
Mercoledì 07 Luglio 2010 08:16

Ad ottobre saremo chiamati ad un’altra tornata elettorale. Si tratterà di eleggere gli organi direttivi della nuova Comunità di Valle, compreso il Presidente che, per la prima volta, sarà votato direttamente dal popolo, un po’ come succede con i Sindaci e per i Presidenti della Provincia. Un avvenimento davvero importante, storico direi, a cui saremo chiamati ad esserne protagonisti. Dubito che tutti i Giudicariesi ne siano a conoscenza, ma già con l’anno scorso, i Comprensori con cui abbiamo convissuto fin dal 1967, sono stati aboliti con una Legge di riforma provinciale e dalla stessa sostituiti con le nuove Comunità di Valle. La nostra è oggi la Comunità di Valle delle Giudicarie in cui, provvisoriamente, fino ad ottobre appunto, sono insediati un Presidente nella figura dell’ex Presidente del Comprensorio, Raffaele Armani, ed una Assemblea, ridotta nel numero, eletta solo dai consiglieri comunali. Nel frattempo è intervenuta una revisione della Legge di riforma che ha modificato le modalità di elezione sia dell’Assemblea che del Presidente, sia il numero dei rappresentanti della stessa. Per essere chiari l’Assemblea della nostra Comunità di Valle sarà composta da 98 consiglieri, di cui 3/5 eletti direttamente dal popolo e solo 2/5 dai rappresentanti dei vari comuni delle Giudicarie. Il Presidente, eletto direttamente, non potrà essere un Sindaco, ma un cittadino che, sostenuto da liste di Partito o liste Civiche, porrà la sua candidatura a presiedere il governo della Comunità, nominerà la Giunta e starà in carica per i prossimi cinque anni.


Come vedete, non è una cosa da poco e bisognerà prestare la massima attenzione per impedire che queste elezioni vengano affrontate con leggerezza e superficialità.
Ma cosa cambierà con le Comunità di Valle, rispetto ai vecchi Comprensori? La domanda è legittima ed opportuna. I Comprensori erano stati voluti da Bruno Kessler, un grande trentino che tutti ricordiamo con nostalgia. Da politico lungimirante e sensibile ai problemi ed ai disagi delle valli periferiche, voleva evitare che la burocrazia provinciale, già allora arrogante ed insidiosa, soffocasse le giuste istanze delle periferie in tema di partecipazione alle decisioni che le riguardavano e boicottasse ancor più la richiesta forte di autogoverno delle comunità valligiane. Kessler credeva fermamente nella capacità delle Valli e dei suoi uomini di saper organizzare al meglio il proprio territorio, di saperlo salvaguardare, e gestire senza la maniacale presenza della Provincia. I Comprensori dovevano servire a questo. Ma i fatti poi smentirono le sue aspettative, la burocrazia provinciale, temendo di perdere prestigio e compensi, ostacolò nei più svariati e subdoli modi i Comprensori, li logorarono nel tempo, affiancati da Politici, poco avveduti, che temevano di non poter più coltivare i propri orticelli nelle valli e nei paesi, per non dire della palese ostilità dell’allora Partito comunista che vedeva nei Comprensori centri di potere democristiani difficilmente sottraibili. Così i Comprensori, con gli anni, furono relegati a semplici uffici decentrati della Provincia, erogatori di servizi e poco più, sperperando un capitale di partecipazione politica e demotivando l’intera classe dirigente locale. Ci furono, a dir il vero, vari tentativi per riformarli, ma le polemiche per gran parte strumentali, portarono la Provincia a dover decidere: sopprimerli definitivamente e riportare tutto a Trento, oppure provvedere ad una profonda riforma per dare ai Comprensori nuovo slancio, nuove motivazioni, ma soprattutto un ruolo adeguato al fine di decentrare deleghe e servizi per alleggerire l’ente Provincia nel frattempo diventata elefantiaca e non più gestibile. Fu scelta questa strada, senza grande entusiasmo, con perplessità e scetticismo soprattutto da parte dei Partiti e dei politici meno attenti al territorio ed alle periferie. E così si mise mano ad una legge che doveva riformare non solo i Comprensori, ma secondo i legislatori più lungimiranti, doveva essere una riforma dell’intero “sistema provincia” ormai, così com’è, ingovernabile. La legge venne approvata fra polemiche e varie difficoltà, sorsero problemi nell’individuazione degli ambiti (da noi ad esempio), e non furono da tutti apprezzate le vaste deleghe attribuite alle nuove Comunità che di fatto dovrebbero relegare la Provincia ad Ente di indirizzo e di larga programmazione, con alcune competenze primarie (bilancio, scuola, grande medicina, infrastrutture, industria ecc), e poco altro, tutto il resto verrebbe delegato gradualmente e nel tempo alle Comunità costituite. Se così fosse, e così dovrebbe essere perché lo prevede la Legge, saremmo di fronte ad una vera rivoluzione organizzativa, culturale e politica della nostra Provincia. Ogni Comunità potrà decidere al meglio ed in loco l’applicazione delle leggi provinciali, la programmazione degli interventi, la pianificazione socio-economica ed urbanistica, l’organizzazione dei servizi, la programmazione degli incentivi in campo agricolo, artigianale e commerciale e la loro erogazione, il controllo del sistema di sicurezza urbana, il coordinamento della protezione civile, vigili del fuoco compresi, nel puro, anche se spesso vanamente conclamato, spirito di sussidiarietà: in quello che è in grado di fare bene la Comunità, la Provincia se ne stia fuori dato che ha tante altre cose a cui pensare.
C’è chi dice che anche le Comunità faranno la fine dei Comprensori, che i Comuni hanno tutto da perdere, peggio ancora che le stesse costringeranno i Comuni dei piccoli paesi a sparire, tutte scemenze! Di certo i servizi saranno portati a Tione e già questo è una grande comodità, ma anche le decisioni sovra comunali saranno prese a Tione da gente nostra, eletta da noi e controllabile ogni giorno, e non è cosa da poco, in quanto ai piccoli Comuni troveranno nelle Comunità sostegno e collaborazione che garantirà loro la sopravvivenza anche di fronte alle peggiori crisi economiche.
Anche noi in Giudicarie abbiamo avuto il nostro bel da fare nel accordarci sull’ambito, con alcuni in Rendena che volevano andare per conto proprio, e ci sono anche da noi i pessimisti e gli scettici, ma ormai la prima fase è stata superata, siamo uniti in un’unica Comunità, ora dobbiamo guardare avanti.
Adesso viene il bello! Ora tocca a noi! Dovremo scegliere gli uomini e le donne migliori, capaci di governarci, di darci prospettive, di consolidare il nostro benessere. E’ necessario che il primo governo della Comunità delle Giudicarie sia affidato agli uomini giusti, puliti, lungimiranti, concreti e capaci: il Presidente innanzi a tutti, e la sua Giunta, dovranno condurre la Comunità verso la sua totale attuazione, con grande equilibrio, ma anche con energia e  coraggio, ad ogni angolo ci saranno nemici in agguato, ancora i burocrati che non vogliono mollare, gli stessi politici che non avranno più i loro pascoli, ed i faccendieri politici che nel disordine sanno razzolare al meglio, allora bisognerà saper combattere con convinzione e generosità.
Non sono in gioco poltrone e poltroncine, non c’è spazio per speranze di trafficume lecito ed illecito, gli eletti saranno chiamati ad una missione epocale, quella di impostare e consolidare una Comunità che ci garantisca un avvenire sicuro e di qualità. I Partiti, almeno quelli che ancora sopravvivono fra le macerie della politica trentina, sono già in fermento. A loro chiediamo responsabilità ed oculatezza nelle loro scelte. Che siano coerenti con i proclami di ogni giorno: classe politica nuova, nomi nuovi, giovani capaci, società civile, non vorrei, conoscendoli bene, che alla fine facessero scelte ambigue, subdole, nel loro esclusivo interesse, e non nell’interesse di tutti, come spesso è accaduto. Ci sono nella società giudicariese fior di galantuomini, in gamba, che si sono aperti una strada senza essere servi di nessuno, hanno dimostrato dimostrato capacità, coraggio, intelligenza e concretezza, questi ed altri tirino fuori la faccia e si mettano a disposizione della Comunità, della gente, della nostra gente. E’ un loro dovere morale e civico, per il nostro futuro ed il futuro dei nostri figli. Dio salvi le Giudicarie!
Adelino Amistadi