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Il “disagio” economico di Fini
Scritto da Administrator   
Sabato 08 Maggio 2010 13:35

Cosa si nasconde dietro ai continui litigi con Berlusconi.
Nel 1993 quando la Lega di Bossi e il Partito Democratico della Sinistra (PDS) guidato da Occhetto, alimentavano l’idea di passare genericamente e frettolosamente ad un sistema maggioritario per mettere fine alla prima Repubblica (Berlusconi non era ancora sceso in politica con Forza Italia) a difesa del sistema proporzionale si levarono solo due voci: quella di Cossutta (Rifondazione Comunista) e di Fini (Movimento Sociale).
Per capire quanto sta succedendo oggi nel PDL, dobbiamo evocare quel momento storico particolare di cui non vi è rimasta quasi traccia nella memoria. Per quali ragioni l’allora giovane Fini si batteva per il proporzionale? Perché le componenti minoritarie della destra e della sinistra storica non volevano quel passaggio?

La risposta sta nella particolare articolazione della storia politica italiana dove non vi sono brutalmente solo una “destra” o una “sinistra”, inquadrabili in un sistema maggioritario bipolare come nel mondo anglosassone. La millenaria storia politica italiana che visto svilupparsi le città stato, la repubblica, l’impero, i ducati, la leggendaria storia dei Comuni, fino alla Repubblica veneziana e allo Stato Pontificio, ha insegnato qualcosa a tutta la cultura politica, che ora la modernità nelle sue articolazioni semplicistiche tra una destra liberista e una sinistra riformista, ha dimenticato la presenza di una destra nazionalista e una sinistra scientifica legata ai modelli del socialismo reale.
Di fatto nella cultura politica degli stati europei come Italia, Francia e Germania, non esistono  una destra affaristica e una sinistra democratica, ma anche una destra patriottica e una sinistra statalista. Quello che nell’animo “pragmatico e riduttivo” anglosassone è riducibile a due schieramenti alimentando una divisione quasi agonistica per “casacca” (dai cui la continua serie di insulti), nell’animo latino è decisamente più articolato, grazie a qualche millennio di diplomazia, confronto e convivenza con il mondo orientale e di storia politica.
Di fatto la presenza nei paesi Europei della cultura cristiana, con il suo sostrato sociale e umanitario, molto simile a quello filosofico dello stoicismo romano, ha determinato l’acquisizione di un atteggiamento morale anche negli atei, che non li vede scendere a patto con la semplice cultura del “business to business”, in parole italiane dei “bottegai”. La presenza dell’umanesimo di fatto ha favorito la formazione di quattro poli; due liberal, gli attuali PD e PDL, più consistenti, e una destra e una sinistra che attribuiscono un ruolo economico rilevante anche allo stato, come di fatot sta pooi dimostrando la crisi attuale, dove il mercato sembra una piazza deserta dove scorazzano liberi i predoni.
Credo pertanto che il disagio di Fini non sia da interpretare come uno scontro personale con Berlusconi, ma sia la manifestazione di una carenza di rappresentanza nel parlamento di una componente fondamentale della nostra cultura politica. Questo è dovuto a questo “strambo” sistema elettorale, che determina l’esclusione di alcune componenti storiche che si rifanno nella cultura politica millenaria e al ruolo dello Stato.
Come risolvere il problema? La risposta è cambiando il sistema elettorale, che non può essere brutalmente maggioritario, tirando una riga al centro, ma che deve fotografare quest’articolazione delle idee politiche, mantenendo però il carattere maggioritario indicato dal referendum del 1993, come nel caso della legge elettorale tedesca che contabilizza le componenti più forti e determina la coalizione che governerà per cinque anni. In Germania i quattro poli sono liberi di esistere senza unirsi forzatamente, pre-determinando il programma di governo. Le elezioni di fatto servono a poi i contare le singole componenti che poi si alleano a partire dal partito principale, senza più dover controllare il dissenso interno, mantenendo il paese sempre sull’orlo della crisi e dei ricatti come in Italia negli ultimi sedici anni.
E’ vero che la cultura anglosassone ora vorrebbe dominare il mondo grazie alla lezione di democrazia che ha imposto nella Seconda Guerra Mondiale, ma intere aree delle popolazioni europee democratiche italiane, francesi e tedesche hanno subito la stessa violenza. Quanti dissidenti italiani, tedeschi e francesi hanno sofferto sotto le dittature le sorti delle minoranze prese di mira dalle leggi razziali? Ebbene, oggi intere frange della popolazione italiana, manifestano una esigenza di democraticità in nome della stessa antica cultura che quel buio momento della storia ha provocato, compresa la minoranza della desta nazionalistica di Fini che quella comunista di Cossutta, che non sono più rappresentate direttamente nel parlamento.
Cambiare la legge elettorale adottando quella tedesca, impostando uno stato federale come desidera la Lega Nord, si potrà farlo pertanto ascoltando anche il disagio di Fini, perché uno stato federale funziona quando lo stato unitario stesso è forte; gli USA e la Germania ce lo insegnano da sempre.
Ma mentre gli Stati Uniti sono un continente con infinite differenze e peculiarità a cominciare dal recupero del concetto di welfare (e qui ci vorrebbe un articolo a parte), la Germania, la Spagna e la stessa Inghilterra, fondano la forza delle loro autonomie, nella stessa forza dello Stato e della monarchia Inglese.
Pensare di avere regioni forti al Nord mentre il Sud va allo sbando sarebbe un gravissimo errore, ed è questo che sta cercando di dirci Fini, che non vuole avvicinarsi alla sinistra, come afferma chi non ha compreso niente di quello che sta accadendo, ma recuperare il ruolo dello Stato italiano inteso come un capitolo fondamentale del diritto dei cittadini nella secolare storia politica europea.
In questa situazione il Trentino, anch’esso attraversato da un disagio d’identità tra tensioni romantiche verso il pan-tirolo riducibili in gran parte solo a “fiction” e dialogo con le altre regioni che lo circondano come Veneto e Lombardia, potrebbe come sempre, mettersi a risolvere per primo questo disagio impostando una legge elettorale provinciale, con cui eleggere il prossimo consiglio nel 2013, di stampo tedesco.
Abbiamo invocato il coraggio dei sindaci, ora invochiamo il coraggio anche del presidente Dellai, che nella sua ultima legislatura potrebbe accelerare, non costretto ad ulteriori concessioni elettorali, compiendo l’ennesimo passo verso il “buon governo”, che rende esemplare la nostra terra nel confronto con le altre regioni.