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Il ricordo di Rino Gallazini: Lettera postuma ad un Amico
Scritto da Mario Musón   
Mercoledì 10 Marzo 2010 10:11

Il ricordo di Rino Gallazini
Lettera postuma ad un Amico

T’avevo incontrato pochi giorni fa e stamattina – venerdì 26 febbraio – il giornale m’ha fatto sapere che “sei scappato”, di tutta fretta, ad appena 72 anni. Ed ora sono qui a ricordarti, fraternamente, a tutti i Giudicariesi che tu hai “servito” con una dedizione eccezionale e che vorrei fosse riconosciuta anche da coloro che non hanno avuto la fortuna di conoscerti.



Sei passato fra noi sempre sorridente e sempre disponibile ad aiutare chiunque avesse bisogno. Non hai mai assunta la “grinta” del superuomo o di chi aveva bisogno di “arrabbiarsi” e di “gridare” per imporre la propria opinione. Ascoltavi, esponevi il tuo parere, lasciavi che gli altri facessero quello che volevano, mentre tu, sempre, ti hai avevi saputo ritagliare il tuo giusto spazio in cui silenziosamente facevi quello che c’era “da fare”: e lo facevi e lo sapevi fare.
Hai amato e servito il tuo paese: Verdesina. Il villaggio più piccolo della tua Rendena, nel quale sei vissuto nella tranquillità, nel tepore conservato e difeso della tua famiglia, attaccato alle tue radici, a quella chiesetta con la Madonna di Caravaggio di cui abbiamo vissuto insieme festività e storici anniversari. Ad ogni nostro incontro, anche fuori paese, era doveroso e convinto il richiamo a Verdesina: il punto focale e di riferimento di un’intera esistenza, quasi a dire che “io sono io, perché vengo da lì”.
Come cittadino del Comune di Villa Rendena non hai negata la tua disponibilità di pubblico amministratore, assumendoti pure le responsabilità di Sindaco per riuscire ad offrire le tue capacità all’insieme della Comunità comunale, che aveva bisogno di tanta delicatezza e di tanta saggezza per far convergere verso il “bene comune” tutte le potenzialità insite in tre istituzioni dalle diversificate componenti storico-ambientali, ma oggi obbligate ad una unità amministrativa di non facile intuizione e di difficile conduzione.
Ti sei sempre sentito rendenese, fedele a quella Val Rendena di cui conoscevi storia e vicissitudini e che avresti desiderata sempre più unita e maggiormente capace di trovare quegli equilibri sociali e quella concorde unanimità, attraverso i quali sarebbe stato più facile lavorare tutti insieme per un avvenire sempre socialmente migliore.
Anche le Giudicarie, nel loro insieme, ossia nell’ambito del Comprensorio, hanno avuto modo di fruire delle tue competenze e della tua attività, soprattutto nel campo dell’Assistenza e della Sanità. Non sono stati certamente anni tranquilli e sereni, ma non ti sei mai tirato indietro. Senza grandi cose gridate o sciorinate esternamente all’attenzione dell’opinione pubblica, hai badato a risolvere, volta per volta, quelle delicate situazioni che si presentavano alle tue specifiche competenze, cercando di far viaggiare al meglio tutto ciò che stava cambiando sotto l’assillo di nuove regole e di nuove soluzioni amministrative, affinché tutti i convalligiani ne potessero venire ad usufruire ed a godere nei modi al momento possibili: che era poi quello che coinvolgeva di più la gente. Sarebbe ora preziosa la tua esperienza per la nuova “Comunità di Valle”!
Quanto hai poi dato all’Avis della Sezione di Tione! Ti ricordi quante riunioni di direzione, quanti incontri sociali, quanto andare e venire dall’Ospedale, quanto darsi da fare perché frenati da regole e regolamenti sempre nuovi, sempre più difficili, sempre più intrigati? Portano la tua firma i due opuscoli del 40° (1993) e del 50° (2003); in quest’ultimo scrivevi: «Non riteniamo di essere superiori a nessuno; il nostro spirito è quello di donare anonimamente, sempre, subito, gratuitamente ma con la consapevolezza di fare cosa utile (…). Possiamo ritenerci un gruppo sano e affidabile, nel quale la medicina preventiva funziona e sul quale la medicina curativa può contare e ne siamo orgogliosi!». Quest’ultime parole in grassetto sono stampate in rosso fuoco, e penso che siano la sola tua testimonianza di un comprensibile umano “orgoglio”.
Di quanto hai generosamente donato nella tua attività di professore all’Enaip penso che qualcuno sappia dare testimonianza, perché sono stati anni ed anni di una difficoltà non ancora scritta e documentata. C’era tutto da inventare, nessuno aiutava, mancava un po’ di tutto e sui pionieri dell’inattesa avventura della Scuola Professionale in Giudicarie, della quale hai fatto parte integrante, cadde una responsabilità che ha portato ad ottimi risultati. Merito anche tuo.
Ecco quanto hai saputo lasciarci: forse solo ricordi, ma io mi auguro molto di più. Un “esempio” e “cose fatte”: elementi capaci di oltrepassare lo scorrere del tempo per aiutare anche altri a saper continuare ciò che hai insegnato, ciò che hai lasciato di vitale e di duraturo nei tuoi Cari, nei tuoi Amici e in tutti coloro che hanno potuto usufruire di quanto hai fatto e donato camminando con noi e per noi.

Tione,
venerdì 26 febbraio 2010.
Ore 15: durante l’ora del tuo funerale.
Mario Musón