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Traduzioni e Comunicazione

Integrazione e razzismo
Scritto da Riccardo Maturi Carpèla   
Lunedì 08 Marzo 2010 13:07

Lettera aperta sui problemi di convivenza
Integrazione e razzismo

Trento città. Un giorno qualunque. Ora di pranzo. In un caffé del centro entra un immigrato e gira tra i tavoli a chiedere l’elemosina. Il proprietario lo avvicina con gentilezza e gli fa presente che non è il caso di disturbare i clienti che stanno mangiando. Gli prepara un bel panino imbottito, lo incarta per l’asporto e glielo consegna sempre con garbo. Mentre sto per uscire dal locale, questo signore mi precede col cartoccio in mano. Dopo aver percorso una ventina di metri sul marciapiedi, si avvicina ad un cestino dei rifiuti e vi getta lo spuntino senza neppure degnarlo di uno sguardo.


Il sangue mi sale alla testa. Consapevole che se dicessi qualcosa verrei tacciato di razzismo, l’irritazione diventa incazzatura. La mente agitata si mette allora a pensare a chi urina sui muri, a chi non rispetta la proprietà altrui, a chi stupra le ragazze, a chi, a chi, a chi. Se certe cose le fa un italiano sei libero di additarlo e perseguirlo, mentre se lo fa un immigrato se solo ti lamenti sei uno sporco razzista. Questi sono atteggiamenti che non aiutano l’integrazione. Non riesco più a digerirlo. E il pensiero si espande. Aspettarsi che chi entra in Italia si adegui alla normativa vigente non è razzista. Chiedere che le regole valgano per tutti né più né meno, non è espressione di razzismo, tutt’altro. Razzismo è proprio tenere comportamenti diversi e discriminatori, quindi il razzismo è nei nostri confronti. E’ ora di finirla.
La comprensione e la tolleranza sono merci preziose da elargire con giudizio. Il rispetto va guadagnato rispettando l’altro, ma ciò non può valere solo per me. Ed ecco che mi rammento di quella volta che ho dato un passaggio fino a Vestone ad un Marocchino (non è dispregiativo, era proprio oriundo del Marocco). Una persona piacevole con cui ho dialogato. Ad un certo punto se ne è uscito con espressioni decisamente intransigenti. Senza mezzi termini mi ha rinfacciato che siamo noi italiani a sbagliare nel tollerare certe cose. Diceva:”Chi si comporta male, dovete sbatterlo fuori senza indugio! Se rimane in Italia costui danneggia anche me, perché per colpa sua anch’io vengo giudicato male”. Una persona intelligente, che vive con i piedi per terra. Ama di più l’Italia lui, di chi pratica un buonismo sdolcinato, fuori luogo e diseducativo. Voler bene a sé e al proprio Paese non è razzista, anzi è stupido il contrario.