Home Spazio Aperto Una decade da anni Settanta

Sfoglia il giornale

 

Maggio

Aprile

 

 

 

giornale delle giudicarie aprile 2014

Traduzioni e Comunicazione

Una decade da anni Settanta
Scritto da Marco Zulberti   
Lunedì 08 Marzo 2010 13:05

La congiuntura economica ricorda dei periodi difficili del passato recente
Una decade da anni Settanta

Molto fredda questa ultima domenica 31 gennaio 2010 con cui termina il primo mese della seconda decade del nuovo millennio. I giornali sono pieni di notizie economiche contraddittorie tra indici di produzione USA che salgono, disoccupazione italiana ed europea ai massimi e i bilanci pubblici di molti stati ai limiti della sopportabilità fiscale delle popolazioni.

Ben pochi sono ormai occupati ad osservare la storia che scorre, e corre, distanziandoci sempre più rapidamente dal secolo breve, che tra i drammi ideologici del fascismo e nazismo e del socialismo scientifico, sta forse dimenticando quello scaturito del liberismo economico tout court, dominato dalla regola brutale della domanda offerta del mercato, oggi ormai diventato telematico, in balia degli algoritmi degli “high high speed”. Cos’è il mercato se una vuota piazza dove si recano alla mattina i grossisti e i bottegai, una palazzo dove le arcate delle colonne appaiono bocche sempre aperte che tutto divorano?
Forse in queste prime gelide settimane della seconda decade del 21 secolo, la crisi sembra così dimenticarsi della storia, dei suoi cicli, da quelli teorici di Kondraief, a quelli politici delle crisi petrolifere, a quelli delle materie prime nei paesi dominati dalle dittature a quelle dei tassi d’interesse governato dai funzionari in bombetta e ombrello, fino alle depressioni che puntualmente seguono la fine delle guerre, come dopo il ritiro delle truppe militari dal Vietnam nel 1974.
Mentre così tutti dibattono sul doubble deep di Nouriel Rubini, sull’imminente rialzo dei tassi e sulla debolezza del Dollaro, pochi si rendono conto che per una particolare intreccio della storia il ritiro delle truppe dall’Iraq previsto per agosto dopo sette anni annunciato da Obama nel discorso alla nazione questa settimana, sta per determinare un ritorno al controllo del bilancio statale e quindi al risveglio della moneta statunitense dopo un lungo periodo di crisi.
Un risveglio della valuta USA per quanto atteso fin dagli anni Novanta dopo lo scoppio della bolla immobiliare giapponese non si più manifestata. Yen e Euro sono sempre rimasti più forti del Dollaro nonostante la recessione e la bassa crescita.
Oggi mentre ormai più nessuno tenta di ipotizzare un rialzo del Dollaro, al punto che lo stesso Bin Laden si mette a fare l’analista valutario decretandone l’oblio, la storia invece ci propone di valutae con più attenzione questo particolare momento. Si sono infatti intrecciate insieme alla crisi petrolifera del 2008, quella dei tassi sui minimi dovuta alla leva monetaria messa in atto dalle banche centrali, FED, BCE e BOJ, e la debolezza del Dollaro. Negli anni Settanta, a parte i tassi, la situazione era molto simile, e la ripresa del Dollaro contro il Marco (allora la valuta di riferimento) era iniziata con la fine della guerra del Vietnam, provocando una difficilissima congiuntura economica, in cui si toccarono i minimi nel 1978.
Il risveglio del Dollaro, a partire da quello più recente, dovrebbe quindi segnalare il ritorno a un ciclo dominato dalle economie a più alta produttività come sono quella USA, Giapponese e Tedesca, mentre costringerà quelle più deboli, e indebitate, ad una vera e propria resa dei conti. Non sarà quindi questione di un confronto alla pari tra le singole società produttive e finanziarie, ma i lanci dei singoli stati peseranno su ogni singola economia in modo irrimediabile. La loro sopravvivenza dipenderà dal profilo di produttività di ogni singolo stato interno al di là del sistema valutario a cui appartengono. Non ci sarà più come in questi anni l’Euro a difendere dagli shock finanziari esterni, come quello argentino, ma ogni stato sarà costretto dalla competizione economica a lottare per rimanere nel gruppo di testa, pena il distacco e l’oblio. Il rialzo del Dollaro, quando questo verrà, rappresenterà pertanto l’inizio di una sfida tra la diversità produttività dei singoli modelli economici e di welfare, e per le altre valute, Euro in testa sarà fondamentale la tenuta di tutte le sue singole componenti
Si presenta quindi una difficile primavera in questo 2010 che manifesterà i primi segni di questo confronto tra le diverse aree geografiche mondiali che vedrà promossi e bocciati passare per il conto economico in cui ha un notevole ruolo il debito sia pubblico che privato accumulato, che al rialzo dei tassi crescerà a multipli simili a quelli inflattivi degli anni Settanta. Di fronte a questo scenario non è possibile quindi ridurre l’economia ad una equazione matematica, illudendosi di cancellare la storia e i suoi ricorrenti cicli. La velocità di uscita dalle crisi dipende dalla loro comprensione.