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Una scommessa da vincere nell’Alto Chiese
Scritto da Adelino Amistadi   
Venerdì 05 Febbraio 2010 06:56

In periodo di crisi economica non è facile parlare di investimenti e di sviluppo, ma credo che sia proprio quando le cose non vanno bene che si deve avere il coraggio per lanciare nuove idee e rilanciare iniziative che potrebbero risolvere molti dei problemi economici che affliggono la parte alta della Val del Chiese, una delle zone di più difficile collocazione economica di tutta la Provincia.
Non avendo particolare attitudine all’attività industriale (come invece abbonda nella parte bassa del Chiese), l’economia dell’alta Valle non può che basarsi sull’artigianato di qualità, che si sta riprendendo dalla crisi alla grande, sull’agricoltura che ancora resiste, ma purtroppo in via d’estinzione, e sul turismo, turismo povero, diciamocelo, tradizionale, che, nonostante i notevoli sforzi dell’ente pubblico e di alcuni privati volonterosi ed audaci, non riesce a decollare.


Ma perché? Quali le motivazioni? Molte. Non è sufficiente avere delle belle montagne per garantirsi uno spazio nel sempre più vasto ed articolato mercato turistico. I turisti devono essere motivati nelle loro scelte, bisogna capirne i bisogni, le curiosità; investire genericamente risorse nel settore, senza caratterizzare l’offerta, può servire a poco.
Montagne come le nostre ce ne sono a migliaia, perché il turista dovrebbe scegliere proprio la nostra zona? Il generico turismo di montagna è in declino ovunque, non esistono più famiglie che si trasferiscono in montagna d’estate, in appartamento o in albergo.
I soggiorni sono sempre più brevi e la gente sempre più esigente. Senza contare che Internet segnala ormai opportunità turistiche in ogni parte del mondo, spesse volte concorrenziali con le nostre località e non solo, anche le previsioni atmosferiche puntuali frenano non poco l’esodo verso la montagna. Non è facile quindi prevedere uno sviluppo del turismo montano in genere e per i nostri paesi le difficoltà sono francamente ancora maggiori. Chi dice il contrario, magari con i soliti slogan triti e ritriti, non fa che prendere in giro gli altri e sé stesso.

E allora che fare? C’è un unico modo, ormai sperimentato, al di là dei paesaggi, dell’amenità dei luoghi, dell’aria pura, della quiete, bisogna riscoprire e valorizzare le proprie potenzialità, le proprie “eccellenze”, così come l’artigianato sta uscendo dalla crisi con produzioni di nicchia, così un turismo come il nostro potrà sopravvivere e svilupparsi se saprà offrire qualcosa di diverso, qualcosa di “unico”, di “speciale”,  che le altre zone non sappiano e non possano offrire. Proporsi cioè come salubre alternativa ad un turista sempre più  stressato: dal lavoro, dal traffico, dalla città, dal menage famigliare, ma distoglierlo anche dalle offerte di viaggio che l’assillano o dalla fitness-mania che imperversa un po’ dovunque.
Non a caso la scelta della montagna quale ambiente ideale e privilegiato per l’uomo urbanizzato perché possa  recuperare rapidamente le sue energie e ristabilire il suo equilibrio psico-fisico, minato da un ritmo di vita talvolta insostenibile. Bisogna quindi caratterizzare la nostra offerta turistica con qualcosa di fortemente appetibile, che sia complementare con l’attività di montagna, e che possa qualificare e distinguere il nostro territorio rispetto ad ogni altra zona di montagna in Italia e all’estero. Proporsi quindi con qualcosa di “eccezionale”.
Vorrei riprendere, a questo punto, il ragionamento sulle “terme del fieno”, anzi meglio, “bagni nell’erba in corso di fermentazione” da me lanciati qualche anno fa ed ora in attesa di decisioni conclusive. Le cose che nel frattempo sono maturate e hanno dato risultati sorprendenti. Sono state individuate alcune zone di prato pascolo presso malga Avalina, a Roncone,  che sono ricche di specie officinali curative “addirittura migliori di zone già famose per le loro terme”, a detta del prof. Franco Pedrotti, di certo il più importante botanico italiano. Inoltre è stata effettuata la sperimentazione terapeutica dell’erba stessa, presso lo stabilimento termale di Garniga, testando circa cento pazienti, tirati a sorte su di un numero maggiore, seguendo scrupolosamente l’apposito protocollo ministeriale a garanzia dei risultati ottenuti. A dirigere e sovrintendere l’intera sperimentazione è stato chiamato il prof. Primario Renato Miori. Infine, tutti i dati sono stati inviati all’Università di Siena per l’elaborazione e la valutazione finale. Il risultato complessivo dell’operazione, condotta in porto dalla amministrazione comunale di Roncone, ha portato a qualificare l’erba di Avalina perfettamente idonea, per certi versi ottimale, all’uso termale e terapeutico di alcune particolari malattie molto diffuse quali l’osteoartrosi, la spondilosi, varie forme reumatiche, rigidità articolari, spasmi muscolari, forme infiammatorie, le periartriti, le mialgie ecc. Se si considera che sono più di cinque milioni gli italiani che soffrono di malattie che possono essere curate con i “bagni di fieno” e che gran parte di loro sono dislocati nella Pianura padana a causa dell’alta percentuale di umidità , nebbia e freddo, che in quelle zone abbondano, è facile capire come l’iniziativa in questione potrebbe risultare risolutiva, rivoluzionaria, da paragonare negli effetti sul territorio, in termini di sviluppo, al tanto atteso collegamento sciistico di Pinzolo-Campiglio per la zona dell’alta Rendena. Oltretutto, in perfetta sincronia coi tempi, saremmo il secondo stabilimento italiano di questo tipo, dopo quello di Garniga, quindi con ampie praterie da percorrere in quasi totale assenza di concorrenza.

Si prospetta, per l’alto Chiese, forse l’ultima e unica opportunità di sviluppo turistico, se non sapremo coglierla al volo, ci condanneremo, da soli,  al  mesto tran-tran di questi ultimi anni per avviarsi a sicura morte con l’avvento della globalizzazione turistica a prezzi stracciati a cui già oggi stiamo assistendo inermi.
Gli effetti positivi sull’intera economia della valle sono evidenti, ne cito alcuni: allungamento della stagione alberghiera da maggio ad ottobre, richiesta sempre maggiore d’affitto di appartamenti a costo elevato, incremento delle presenze di circa tre volte le attuali con benefici per gli esercizi pubblici e per tutte le categorie commerciali ed artigianali, utilizzo delle “ca da mont” come oasi di pace da abbinare alle terme, ampliamento dell’edilizia abitativa esistente e nuova edilizia, valorizzazione del territorio, ed altri vantaggi indotti facilmente intuibili, senza contare la mano d’opera impiegata nella gestione dello stabilimento dei “bagni” e dell’area fit-ness aggregata stimabile in circa venti unità lavorative.
L’uovo di colombo? Forse, ma per la sua realizzazione è necessario un grande impegno sinergico di comuni, categorie, e privati come mai è successo in passato, occorre crederci con convinzione, tutti, nessuno escluso. Bisogna mettere in ballo le forze migliori perché l’operazione è difficile e complessa, ma i risultati potrebbero essere eccezionali. Prima di tutto il progetto deve essere sposato da tutte le amministrazioni comunali dell’Alto Chiese ( Roncone, Lardaro, Bondo, Breguzzo,ma anche Praso ed altri, se interessati) dovrà essere una iniziativa sovra comunale, poi dovranno essere cointeressate le categorie degli albergatori in primis, ma anche gli artigiani, i commercianti e i contadini, poi i privati.

Queste le fasi ancora necessarie:
- completamento delle pratiche per il riconoscimento della validità terapeutica e sanitaria dell’erba testata da parte del Ministero della Sanità, fondamentale per poter usufruire della ricettazione medica in tutta Italia. (Con i risultati finora ottenuti dovrebbe essere solo una formalità).
- acquisto dell’area presso il lago di Roncone e realizzazione dello stabilimento termale abbinato ad un’ampia e moderna zona fitness- salute, parco, passeggiata lago, ecc,  la Provincia ha più volte dichiarato d’essere pronta a fare la sua parte.
- la gestione del tutto: a mio parere bisogna evitare che la gestione rimanga pubblica, si rischierebbe un ennesimo baraccone, è invece necessario costituire una società pubblico-privata a conduzione privatistica che prenda in mano il complesso con una gestione snella, efficiente, di qualità e responsabile.
- la promozione che rimane fondamentale. Dovrà essere inizialmente affidata alla Provincia tramite i suoi consolidati strumenti, per poi, a regime, ritornare ad essere parte della normale gestione di uno stabilimento termale come gli altri. Queste sono i passaggi ancora da costruire di cui bisogna essere consapevoli.
Tempi di realizzazione tre-quattro anni, inizio attività sul quinto-sesto anno.
E’ evidente che si tratta di un impegno e di una iniziativa che richiede grande entusiasmo ed adesione, concordanza di idee e di obiettivi, grande concretezza, poche chiacchiere e molti fatti, non ci dovrà essere spazio  per  la politica degli slogan, dei litigi, delle invidie, e delle ideologie, e partire a testa bassa con grande intelligenza, tenacia e caparbietà, per il passato noi dell’alto Chiese abbiamo dimostratore di essere degli innovatori, delle persone coraggiose e lungimiranti, lo potremo essere ancora. Ce lo chiedono i nostri figli per un futuro più certo e migliore.
Se ci siete, battete un colpo!
Adelino Amistadi