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Su Rutelli, Pd e dintorni
Scritto da Giorgio Grigolli   
Venerdì 04 Dicembre 2009 23:49

Non vorrei cimentarmi nell’arte consolatoria. Ma, forse, nel Giornale di novembre, Roberto Bertolini e il Saltaro delle Giudicarie hanno ecceduto in desolazione  nel descrivere la politica del momento. Per Bertolini, la recente consultazione delle primarie nel Pd (in ogni caso, tre milioni al voto…) ha prodotto “soltanto un’ennesima riproposizione del Pds, una sorta di Ds in versione 2009”.
Il Saltaro si è avvitato su un  quesito: “…che c’entrano i cattolici con la politica delle Cogo, dei Pinter, dei Nicoletti…che  ci fanno i cattolici nel loro partito, il Pd? Probabilmente, occupano poltrone e buona notte alle opere di bene”. Un esito, nella valutazione di  Bertolini, come segnale di confusione, “fino a mettere nello stesso calderone la tradizione cattolica-popolare ex Dc con quella socialista ex Pci”.   

Certamente, rimane una partita aperta. Più uno a giocare duro, da metà novembre. E’ in campo anche Rutelli, ex leader della Margherita, cofondatore nazionale pentito del Pd, adesso co-ispiratore di Alleanza per l’Italia, il partito concepito e germinato a Trento con altro nome, Unione per il Trentino, da Lorenzo Dellai, per natura sua Fondatore e Rifondatore di partiti. Con una aspirazione in più, partito nazionale. Un passo avanti, da solo “territoriale” che era o si proclamava. Da adesso, anche confederato con quello grande di Rutelli. Per parte sua, da domenica 9 novembre, il nuovo segretario del Pd, Pierluigi Bersani, gioca sotto gli occhi dell’Italia intera; sono tutti pronti a fargli gli esami, non ci  saranno molte prove di appello. Con l’aggiunta di un dettaglio. Rispetto a Veltroni e a Franceschini, Bersani potrebbe utilizzare il vento nella vela dato dalla circostanza che mai, come negli ultimi due anni, Berlusconi e il centrodestra sono apparsi così confusi e divisi, in difficoltà  nel gioco politico romano  e di fronte al proprio stesso blocco sociale nelle due distinte versioni, quella meridionale  (in confezione siciliana) e quella settentrionale (cucinata da Bossi e compagnia). Bersani (in ciò simile al Veltroni del Lingotto) gode sulla carta di un’altra agevolazione: un’aspettativa nei suoi confronti da parte di persone e soggetti organizzati che vedrebbero con interesse un’alternativa al berlusconismo. Quello che conta capire è se il Pd di Bersani sia in grado di individuare percorsi e strumenti utili a impostare un ruolo alternativo. Con un cambio di passo, in vista della prossima legislatura. Da solo,  l’antiberlusconismo puramente sloganiero (quello di Di Pietro e dei sinistrorsi estremi) serve a poco. 
Quanto c’entra qui, a questo punto, la questione dei cattolici o no nel Pd? La temuta dominanza delle sinistre, evocata dal Saltaro? Da dopo “esaurita” la Dc, i cattolici si sono disseminati in quasi tutti i partiti. Se proprio era temibile un “accrescimento” delle sinistre nel Pd, Rutelli e gli altri potevano restarci, dentro il Pd. Ma Rutelli ha un suo indomabile protagonismo. Dellai anche. Resta da dire che il confronto sull’identità, adesso, si fa sulle questioni reali, non ci sono pagelline da assegnare, la questione etica in primo luogo. A dicembre insorgerà ala Camera la complessa  questione della legge sul testamento biologico, origine di questioni delicate e di conflitti robusti. A destra (salvo Fini) si è confermato un blocco sul testo votato dal Senato. Ma è insostenibile. Frazionerà anche i “cattolici”. Tra i quali distinguere quelli dotati di personalità, dagli altri soltanto sottomessi alle convenienze politiche e governative.  
Più in là, un poco forzando le immagini, questa del Pd, primo partito di opposizione (al momento un 30 per cento di consensi italiani), si potrebbe inquadrare come una avventura storica. Perchè qui, al momento, occorrerebbe  una concertazione delle forze politiche a ripensare il Paese istituzionale, la sua struttura, la sua articolazione.  Fortemente sconclusionata, non  da adesso. Insieme alle urgenze e alle emergenze. A spiegare bene, si  potrebbe prendere spunto dall’epidemia influenzale recente. Al di là dei casi umani, ha fatto specie la disarticolazione complessiva dell’interventismo registrato,  le Regioni a esprimere (?) la competenza in materia sanitaria, lo Stato isolato ed esiliato a trasmettere il vaccino e a dare consigli in Tv.  Immagine attuale del federalismo, proclamato e atteso, ma inconsistente. . Occorrerebbe “ripartire” segnando ordine e logica.  Perché non restaurare una specie di Bicamerale, con le forze politiche a “disegnare” in concreto la struttura federalista, il ruolo di Roma, quello delle Regioni-Province-Comuni? Chi avrebbe la forza di realizzarla? Berlusconi certamente no, ha altre ansietà per la testa. Fini ha intelligenza nel guardare il futuro, ma non basta. Si andrà per episodi. Nel Trentino, resterà da intendere quale possa essere l’apporto dell’Upt dellaiano,  proposto compagno d’alleanza dell’Udc, insieme al Patt. Una frontiera autonomistica trentina confederata con Roma. Quali le differenze d’impianto dal Pd?  A prima vista, non sembrano rilevanti. Questione aperta, dunque. A primavera - con le comunali- primi riscontri. Senza proclami, si potrebbe dire di un Pd fondato su partecipazione, legalità e laicità. Entro il quale è possibile cercare una ragionevole sintesi tra posizioni  valoriali diverse, tutte effettivamente presenti nel Paese. Che non tradisce la sua vocazione a creare ponti, piuttosto che a stabilire steccati. Partito laico e plurale, senza capi precostituiti, dialogante all’interno, capace di confronto. Nonostante le difficoltà, il Pd potrebbe anche essere il posto dei cattolici. Almeno di quei cattolici “ riconciliati con la democrazia” grazie a Sturzo; riconciliati con lo Stato, grazie a Degasperi e a Moro; con il popolarismo grazie all’Ulivo, pronti ad accettare la sfida nuova.
Giorgio Grigolli