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Traduzioni e Comunicazione

BUON NATALE!
Scritto da Adelino Amistadi   
Venerdì 04 Dicembre 2009 23:46

E’ iniziata proprio in questi giorni la comparsa un po’ ovunque, in televisione, nei negozi, nei bar, della frase più usata in questo periodo: Buone Feste! Magari con qualche variante: Buone vacanze, per chi va a sciare, buone ferie per chi lascia per qualche giorno il lavoro, auguri di buone Feste per i più forbiti e onnicomprensivi. Noto, però, che  si usa sempre meno dire Buon Natale! Tant’è vero che quando in questi giorni ho fatto gli auguri di Buon Natale ad un mio amico che non avrei più rivisto fino a primavera, quello, stupito, mi ha risposto: “Scusami, me n’ero dimenticato!” Ormai il vecchio ‘Buon Natale’ è diventato un generico ‘buone feste’. Se ci fate caso, dovrete darmi ragione. Per molti può essere una cosa insignificante, ma a me, devo confessare, la cosa da un po’ fastidio.

E mi spiego. E’ normale che il linguaggio possa cambiare nel corso del tempo, ma, quando qualcosa cambia, c’è sempre un motivo, in questo caso sembra manifestarsi, seppur inconsciamente, il perbenismo tutto italiano, cioè la tendenza a fare e dire cose che non disturbino la sensibilità di altri, che non offendano, che siano politicamente corrette. Capita anche nella parlata normale la voglia di sostituire ad esempio bidello con operatore scolastico, lo stradino con operatore ecologico ecc. Si censurano frasi o espressioni che si credono lesive di altri modi di fare e di pensare. Così si usa sempre meno il Buon Natale, è un po’ come la storia del Crocefisso da togliere dalle aule, come previsto dalla insipiente sentenza della corte dell’Aia, perché disturba i non credenti. Purtroppo temo ci sia una ragione ben più profonda, infatti si sta facendo strada, sempre più, una corrente di pensiero che tende ad eliminare o minimizzare la nostra storia, la nostra tradizione in nome di un buonismo di facciata ormai dominante. Dicendo Buone Feste non saranno, di certo,  più rispettati gli atei o i non cristiani, ma ci dimenticheremo, invece, della nostra storia, della cultura della nostra civiltà. Il Natale è il ricordo della nascita di un uomo, Gesù di Nazareth, individuo storicamente rilevante, che ha cambiato più di chiunque altro la storia dell’umanità. Senza di lui non saremmo quello che siamo. E questo vale per tutti, credenti e non credenti, cristiani, islamici, buddisti, idolatri e così via. E’ l’uomo che più di tutti sconvolse il mondo, non c’è storia dell’uomo e dell’intera umanità che non si intrecci con la nascita di Gesù. Il Natale quindi non è una festa normale, l’augurio di Buon Natale racchiude molto più di quello che ormai siamo pensati a credere. Non è la festa dei cristiani ( anzi per noi c’è la Pasqua che è sicuramente più importante), ma è anche, e direi soprattutto, la festa degli uomini che guardano la realtà liberamente, senza pregiudizi. Dicendo ‘buone feste’ parifichiamo il 25 dicembre a tutte le altre feste minori come capodanno e l’epifania, ma non è così, per l’uomo il Natale è molto di più pregnante anche rispetto alla visione laica dell’attuale società. Niente più del Natale ci ricorda chi siamo e da dove arriviamo. Torniamo quindi ad augurarci reciprocamente Buon Natale, sentito, con il cuore, per tutto quello che significa, per tutto quello che ci ha dato e per tutto quello che ci potrà ancora dare per il futuro: BUON NATALE !