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Se il Sud piange, il Nord non ride...
Scritto da Gian Battista Salvadori   
Lunedì 16 Novembre 2009 21:49

In questi ultimi cinquant’anni, pur avendo avuto personaggi dalla levatura politica encomiabile, attivando nel Paese e fuori, universale stima e considerazione, lo Stato, monopolizzato da una burocrazia mastodontica, formalista e pedante ma, soprattutto gattopardesca e misoneista, non è stato in grado di incidere significativamente su una società, specie al Sud, dominato da lobby mafioso/camorristiche che hanno prodotto e producono più o meno ovattate soperchierie e violenze di ogni genere sulla gente, in talune zone al limite del tribale.

Ma, se il Sud piange, da oltre un ventennio anche il Nord non ride; questo cancro stà intaccando ormai quasi tutto il paese. Le smargiassate del Pdl, millantate come libertà, quale pare volersi intendere l’agire come conviene al "padrone", usando il Parlamento come fonte di leggi di copertura alle proprie malefatte. Librertà intesa come ‘mani libere’; ciò è da definirsi liberticidio, altro che libertà. La ripugnanza e il disgusto di fronte a tanto dispregio delle istituzioni non dovrebbe avere limiti e dovrebbe generare risposta spontanea, veemente e inflessibile da parte dei cittadini. "Sino a quando uno spirito di rivolta morale sarà in piedi, indifferente a seduzioni, blandizie e minacce, la democrazia in Italia sarà al sicuro" Stiamo assistendo ad un processo epocale di decadenza; il termine civiltà si fa sempre più esile e ciò che si assapora, giorno dopo giorno, non fa presagire nulla di buono. Si inserisce, in tutto questo, un’altra forte realtà: i giovani per lo più si disinteressano di politica (la quale, o si fa o si subisce), con conseguenze, anche immediate, di lasciare mano libera ai pochi che vi si dedicano e che non troveranno ostacoli o critiche severe al proprio operato. Non penso siano da imputare loro colpe se non in parte; queste sono più da ricercarsi nei programmi governativi della scuola, di ogni ordine e grado, programmi che, dal dopo guerra, hanno ignorato la storia recente, forse per i troppi cadaveri nell’armadio di personaggi che, allevati e dal regime fascista, sono rimasti, salvo rari casi, classe dirigente anche dopo la guerra immane del 1940/45, mascherando le responsabilità che ne derivavano e perpetuando il pressapochismo del ventennio. Si è ancora fermi alle guerre puniche, agli dei dell’Olimpo, a Giove che si svacca con le sue escort. La rivoluzione francese? e quella russa? e le guerre d’indipendenza americane? e la prima guerra mondiale? e la seconda, la più terribile? e le guerre di religione con i loro milioni di vittime? Sì, ‘en passant’ se ne parla ma le ragioni storiche che facciano riflettere sui "perché", quelle che dovrebbero incidere nelle coscienze, affinchè non si ripetano più simili barbarie, sono troppo deboli e talvolta inesistenti. La decadenza etica e morale che caratterizza sempre più il nostro Paese, mi riconduce al pensiero etologico dei comportamenti animali e mi chiedo: quale gusto perverso porta certi individui ad essere paragonati a dei predatori, con una differenza non banale: il predatore animale, se nutrito si acquieta, mente il predatore uomo non è mai satollo. Inquisiti e condannati non si contano. Anche se è la destra a fare la parte del leone, pure al centro e a sinistra si deve fare bucato. Ma si sente ancora qualcosa di sinistrorso? Esisteva una volta il socialismo (Craxi dis-fecit); si dice che gli adepti siano confluiti per la gran parte nel berlusconismo e ora, dopo settanta anni di battaglie antifasciste, la gran parte di questi governa con gli ex M.S.I.; fantascentifico e scandaloso. Pertini, Matteotti, Nenni ma anche Degasperi, Segni e Moro (non Andreotti) uomini famosi che fecero l’Italia repubblicana, si rivoltano nella tomba. Ma non era (dallo Zingarelli) il "socialismo: il partito che propugna-(va) l’eguaglianza politica, sociale ed economica di tutti gli uomini?" Berlusconi, con Ghedini (ma valà!, ma valà!...) difatti propugna tutto ciò. Con il fascismo, senza la tessera del partito non si lavorava; anche ora nel Sud, ‘do ut des’, senza favoritismi non si lavora. E Bossi intanto aspetta e spera che le promesse dell’innominato si avverino; sognare è lecito, è solo sogno!