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Antolini, tionese doc
Scritto da Administrator   
Sabato 10 Ottobre 2009 12:52

Fu sindaco di Tione per 12 anni e punto di riferimento della Dc giudicariese,
ma non ha mai dimenticato le sue origini contadine e l’impegno nel volontariato.
Antolini, tionese doc

Si è spento venerdì 2 ottobre, a 71 anni, di prima mattina Gian Antonio Antolini. Il “sindaco” come tutti lo conoscevano a Tione e dintorni ci ha lasciato dopo una lunga malattia, durata 4 anni, nei quali davvero non ha mai smesso di lottare contro il male con una tenacia che era la sua, quella che aveva sempre avuta durante la sua vita.


Anche per questo era considerato un “duro”, uno di quelli che diceva le cose in faccia, per cui la parola data contava, eccome. Severo con sé stesso e con gli altri, conosceva il significato di parole come lealtà e serietà;  uno del popolo, insomma, della “vecchia Tione”, che aveva le radici ben salde in paese. “Tonòl”, tutti lo conoscevano con questo soprannome di famiglia, era lo stesso che riusciva a farsi valere come sindaco nelle alte sfere della politica provinciale, corteggiato dai big della Dc di Trento e lo stesso che passava la mattina per il corso centrale di Tione con il trattore, fiero delle sue origini contadine e ben orgoglioso di mostrarle.
Impiegato dell’azienda elettrica di Tione, da sempre contadino di seconda, sua grande passione, divenne sindaco del suo paese nel 1980 dopo lo storico sindaco Franco Boni e lo restò per tutti gli anni ‘80, fino al 1992 l’annus horribilis della politica italiana quando qualcuno decise di trasferire la lotta politica dai consigli comunali ai tribunali e si faceva opposizione a furia di denunce, poco importa se fondate o meno. Ed è così che andò anche per Antolini, che subì un fuoco di fila di denunce (che, va sottolineato, non portarono a niente, visto che non subì nessuna condanna) che suonavano come vere e proprie intimidazioni, fino a che, esausto nel fisico e nella mente per queste battaglie, rassegnò le dimissioni. Tornò a candidarsi nel 1995, sospinto più dalla gente che gli stava attorno, dagli amici, e dalla sua voglia di riscattarsi, sostenuta dall’orgoglio e dalla convinzione di essere stato di fatto estromesso dalla politica ingiustamente, pur sapendo – ricorda il figlio Eugenio-  “di avere ben poche possibilità di vincere, il vento era cambiato, ormai. Ma lo fece perché glielo chiedevano in tanti e perché sentiva di avere ancora qualcosa da dare al suo paese”. E infatti andò male, ma portò avanti l’opposizione con serietà e dignità, le stesse doti che tutti gli avevano riconosciuto da sindaco.
Furono dunque gli anni ‘80, gli anni d’oro di Antolini, quando  fu anche Presidente del Tione calcio, nel cda della cassa Antincendi, di Atesina, presidente del Bim del Sarca dall’85 al ‘90, quando fu tra gli ideatori e i fondatori del Centro Studi Judicaria e di Radio Tg8. Ma soprattutto fu attivo nel volontariato con Ospitalità Tridentina, nella quale svolgeva il ruolo di barelliere per accompagnare i disabili e i malati nei viaggi a Lourdes, dove si recò moltissime volte negli ultimi 25 anni. L’ultima delle quali a settembre, quando già il fisico era debilitato.
Dal punto di vista politico la sua grande casa era quella della Democrazia Cristiana, della quale era un punto di riferimento in Giudicarie, nell’epoca in cui anche la vita amministrativa dei piccoli paesi passava necessariamente attraverso un dibattito nel partito. Si trovavano al Bar jolly di Tione, “quelli della Dc” dove potevi incontrare i vari Malfer, Ferrazza, Ongari, Nicolini, ma anche tanti referenti dei piccoli paesi che vedevano in Antolini un punto di riferimento. Erano gli anni in cui nelle “cantine” di Tione, o al Bar “Il Cacciatore”, impegnati in riunioni semi-segrete potevi trovare a riunione consiglieri e assessori provinciali, presidenti di Provincia, onorevoli,  personaggi che contano, insomma. Con la morte di Gian Antonio si chiude inevitabilmente un sipario su quel mondo su una politica che ormai sembra lontana e sui suoi protagonisti che ora tocca alla storia valutare per quello che hanno fatto e per quello che hanno dato alle loro comunità.