Home La posta di Adelino Le “balle” sull’Unità d’Italia

Sfoglia il giornale

 

Maggio

Aprile

 

 

 

giornale delle giudicarie aprile 2014

Traduzioni e Comunicazione

Le “balle” sull’Unità d’Italia
Scritto da Administrator   
Mercoledì 16 Settembre 2009 22:21

La Posta del cuore
Le “balle” sull’Unità d’Italia
Si progettano in questi giorni a Roma le grandi celebrazioni per i 150 anni nel 2011.
Ma il Trentino che “c’azzecca”?

….Sono rimasto sorpreso dalle sue considerazioni, nella rubrica della posta di agosto, sull’italianità della nostra terra, del nostro Trentino. Mi sembrava di leggere tra le righe, una posizione quasi leghista di taglio netto con il resto dello stato, secessione insomma, era quello che in fondo suggeriva, ma si può?               Rino G.



Caro signore, ammetto di aver usato un tono forte ed anche provocatorio, ma l’accusarmi di avere simpatie leghiste…questo no! Non c’è niente di più lontano dalla mia storia, dai miei principi, dal mio modo di fare politica del leghismo e delle sue elucubrazioni.
Chiarito questo, cerco di spiegare meglio il mio pensiero. Un po’ in tutta Italia ci si sta organizzando per festeggiare il 150° anniversario dell’Unità d’Italia avvenuta, come si sa, nel 1861, e solo più tardi sono stati “redenti” (si fa per dire!) ed annessi anche Trento e Trieste, ma già sono sorte infinite polemiche, oltre che sui costi delle celebrazioni, anche nel merito della stessa unificazione avvenuta più per volontà di cricche massoniche e della grande finanza d’allora che per volontà del popolo liberamente espressa. Ma si sa. La storia è lastricata di ribalderie, e comunque cosa fatta, capo ha. Ma davvero il nostro Paese ha concluso il suo tragitto unitario? Ho l’impressione che l’Unità d’Italia sia lungi dall’essere compiuta. Intendo dire quella “sostanziale”, che è cosa ben diversa da quella “formale”.
Se parliamo d’economia, infrastrutture, scuola, e soprattutto criminalità organizzata ed efficienza della pubblica amministrazione, vi sembra che ci sia omogeneità fra nord e sud, fra est e ovest? Anche in altri stati europei esistono differenze fra regione e regione, ma una frattura così ampia e profonda esiste solo fra Sud e il resto d’Italia. In realtà esistono due Italie: una che produce, intraprende, cerca, pur tra mille difficoltà, di essere al livello delle regioni più avanzate d’Europa, l’altra relegata, anzi costretta, nell’assistenzialismo, nel parassitismo, l’inefficienza, l’illegalità e la corruzione. L’Italia è stata tenuta insieme dagli eserciti ( brigantaggio e spinte secessionistiche siciliane), poi dal fascismo che ha manipolato la storia a favore di una italianizzazione forzata, infine dalla valanga di risorse riversata nel sud dell’Italia (Cassa del Mezzogiorno) in gran parte sperperate perché poco sono servite al miglioramento della qualità della vita dei suoi abitanti, e molto sono servite ad alimentare parassitismo, corruttela, ed illegalità diffusa, con l’avallo della classe politica locale irresponsabile e non senza peccato. Così facendo si è assicurata l’unità ufficiale del Paese, ma in realtà di unito c’è poco, anzi la distanza economica, ma anche sociale e civile, è sempre più marcata fra il centro-nord ed il meridione d’Italia.
E’ evidente che per noi Trentini le perplessità sono ancor più significative, “che c’azzecca” il Trentino con tutte queste storie? Poco o niente, nell’ottimo editoriale di Fabio Giacomoni sul Corriere del Trentino di giovedi 3 c.m., che vi consiglio di leggere caldamente, vengono riportate le parole di Don Guetti a proposito della nostra patria: “… noi parliamo di Patria Trentina, per questo è necessaria un’amministrazione sua propria, per questa autonomia dobbiamo lavorare, sempre, in tutte le occasioni e con tutti i mezzi…” Da noi la Patria diventa “land”, amore per la propria valle, autogoverno, fare da sé come s’è fatto per secoli, questa è la nostra identità, con il resto dell’Italia non abbiamo, a parte la lingua (e la Cogo!), quasi niente da spartire. Non servono perciò celebrazioni, né commemorazioni, lasciamo stare la retorica e concentriamoci sui nostri problemi e sui nemici della nostra autonomia che sono sempre più numerosi.
Adelino Amistadi