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Traduzioni e Comunicazione

Turismo: avanti c’è posto
Scritto da Ettore Zampiccoli   
Lunedì 17 Agosto 2009 11:40

In valle del Chiese il turismo può crescere ancora
Turismo: avanti c’è posto
L’importanza della concertazione e la sfida della qualità nell’accoglienza

Una volta si diceva: credere, obbedire, combattere. Ora bisogna dire che se il turismo nella valle del Chiese è cresciuto è perché negli anni scorsi c’è stato chi ci ha creduto molto ed ha anche combattuto ovvero lavorato tanto. E così oggi la valle del Chiese ha una sua immagine, una sua notorietà e può spendersi accanto ad altri territori del Trentino turistico senza temere di fare brutta figura.

Ha una sua precisa connotazione per quanto riguarda il tipo di ospitalità che può offrire, ha una classe di operatori pubblici e privati che ormai conoscono il loro mestiere, ha degli amministratori pubblici – e non è poco – che al turismo ed alle sue ricadute economiche hanno dimostrato di credere.
Ora ha anche un nuovo Consorzio turistico che riesce a coinvolgere gli operatori, a dire la sua ed a tracciare una strada da percorrere. Tutto questo basta ? No di certo.
Nel turismo – ma vale anche in altri settori – si deve correre tutti i giorni, perché la concorrenza è sempre più micidiale, perché tenere in piedi un’impresa familiare resta comunque difficile e ogni giorno ci si deve destreggiare non solo a cercar clienti ma a fare gli slalom fra burocrazia e fisco, perché ogni giorno bisogna inventarne una di nuove perché il turista è sempre più esigente, sfizioso, si aspetta sempre di più e se non lo coccoli magari ti scappa via come la saponetta bagnata da una mano.
E allora che fare ?
Per sommi capi – perché qui non si tratta di buttar giù un piano di marketing – qualche spunto per un’eventuale discussione a più voci.
La sostanza dell’offerta turistica. La valle del Chiese non ha le grandi piste di sci, non ha il Mart – per fortuna perché sennò sarebbe piena di debiti – non ha i castelli della Loira. Ha però un bellissimo ambiente di montagna, ha un pezzo di Parco, ha una sua agricoltura, fortemente caratterizzata da alcuni prodotti. Con questa dotazione non deve né inseguire chissà quali modelli di sviluppo, né scimmiottare. Deve puntare ad un turismo che valorizzi l’ambiente e da questo ne tragga alimento e risorsa costante. In altre parole affondare sempre più le radici in questo patrimonio naturale ed ambientale, proponendolo come l’alternativa vincente per quel ricupero psico- fisico del quale tutti abbiamo sempre più bisogno. Ovviamente si tratta poi di declinare le varie possibilità ed opportunità che l’ambiente offre e quindi caratterizzarsi per varie forme di turismi: da quello di assoluto relax a quello sportivo ecc. creando servizi ed attrezzature compatibili ( piste per bici, trekking, fattorie didattiche, agritur ecc. ). In questo contesto anche le Case da Mont potrebbero essere un’opportunità per richiamare un preciso target turistico, quello che se ne fotte dei Bastard per inseguire invece la bellezza della natura ed il respiro delle stagioni, magari condite con quei menù sfiziosi che ormai la valle del Chiese sa offrire. La sfida dell’ambiente e della sua intelligente valorizzazione è affidata soprattutto agli amministratori. Ne ho conosciuti parecchi in questi anni di incontri. Sono determinati e dove vogliono arrivare arrivano. Sono bravi anche a tirar la giacca agli amministratori provinciali, portando idee e facendo scucire soldi. Per questo c’è da aver fiducia e pensare che il processo di valorizzazione dell’ambienta possa proseguire.
Il secondo passaggio è quello della concertazione. Come dimostrano molti casi di sviluppo turistico di altre aree, il successo turistico di un territorio dipende sì dalla risorse naturali, dagli risorse economiche ecc. ma anche dalla capacità di “concertare” ovvero di mettersi ad un tavolo dove da una parte c’è chi ha responsabilità della governance – gli amministratori – e dall’altra gli operatori, che non solo gli albergatori.
La storia di questi anni dimostra, a partire dai Patti territoriali, che questo dialogo con la condivisione di obiettivi sostanzialmente c’è stato. L’ultimo anno ha dimostrato anche che c’è un buon numero di operatori disponibili a fare squadra per arricchire l’offerta con proposte innovative. Quindi proseguire su questa strada, che magari può essere anche faticosa ma è l’unica che può implementare un progetto comune. E visto che si parla di concertazione perché una volta alla settimana qualche sindaco o assessore al turismo non va ad incontrare gli ospiti per ascoltarli, prender nota delle loro richiesta, capire che cosa può fare l’amministrazione e più in genere la valle per loro ?
E poi c’è il versante dell’ospitalità, che tira in ballo direttamente gli operatori dell’offerta (albergatori, ristoratori, commercianti ecc.) ed i turisti.
La valle ha le sue strutture ricettive e di accoglienza,  molte delle quali in questi anni hanno migliorato qualità e standard dei servizi. Forse ci vorrebbe ancora qualche posto letto in più. Lo spazio e la domanda ci sono sicuramente. Ma in attesa di nuovi miglioramenti e nuovi investimenti è opportuno concentrarsi sul turista. Lo abbiamo detto sopra e non facciamo qui un trattato. Oggi l’ospite ama essere “coccolato”, vuole la vacanza personalizzata anche se magari non si accorge che di fatto imita riti e mode della vacanza, si aspetta attenzioni e cordialità alle quali forse in passato non badava più di tanto. L’attenzione all’ospite non è solo chiamarlo per nome, presentargli conti corretti e in linea col servizio offerto,  ma avere un’accoglienza originale di qualità con prodotti e servizi che attirino. Non ci sono regole che valgono per tutti. Ognuno deve valorizzare la sua struttura ovvero ciò che ha, introducendo novità ed attenzioni specifiche. Gli esempi sarebbero tanti ma qui non c’è lo spazio per entrar nel merito. L’offerta deve essere una calamita, deve penetrare nel cuore ed essere ricordata. E le proposte di  soggiorno devono essere personalizzate. Non basta dire…ecco qui  una Settimana con pensione completa o mezza pensione. Dentro questa settimana ci devono stare le risposte che il turista si aspetta : se il turista ama la pesca deve trovare la Settimana del pescatore, quello dei funghi idem, il fanatico del bike idem e via così. Non è facile – ce ne rendiamo conto – ma solo così non si sta fermi e in genere la professionalità e la fantasia pagano.
Forse per questo un po’ di formazione non farebbe male, abbinata a qualche visita a Saloni specializzati tanto per vedere cosa fanno gli altri. Non si tratta di copiare ma salendo sulle spalle di un altro magari si vede un po’ più lontano.