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Ddl Cogo, i comuni dicono no
Scritto da Enzo Ballardini   
Giovedì 13 Agosto 2009 19:31

La Giunta Regionale, su proposta dell’Assessore Margherita Cogo, ha approvato in linea tecnica due disegni di legge riguardanti i Comuni. Il primo si riferisce alle norme relative ai Segretari comunali, mentre il secondo riguarda l’ordinamento, ossia le regole di funzionamento. L’approvazione in linea tecnica è un giro di parole per dire che rispetto a queste norme non c’era un grande accordo in Giunta regionale ed il particolare il Vicepresidente, Lorenzo Dellai, ha esternato più volte il suo dissenso.

La questione segretari. Ma vediamo in dettaglio di cosa si tratta. Per quanto riguarda i Segretari comunali, la questione è relativa alle modalità di nomina ed i rapporti con gli amministratori ed in particolare con il Sindaco.
Nel resto d’Italia la legge prevede che il Sindaco nomini il Segretario all’interno di un albo specifico e per la durata del suo mandato. In questo modo il rapporto tra Sindaco e Segretario sarà basato sulla fiducia e sulla collaborazione reciproca.
In Trentino questa legge non è mai stata recepita ed i Segretari vengono assunti, come tutti i dipendenti pubblici, per concorso. Nella stragrande maggioranza dei casi non ci sono problemi particolari e si instaura un rapporto di collaborazione e di fiducia che consente all’Amministrazione comunale di operare nel migliore dei modi. In alcuni casi succede, tuttavia, che si creino conflitti che possono bloccare l’attività e creare disservizi. Qualche amministrazione ha tentato la via del licenziamento del Segretario, senza ottenere alcun risultato, anzi con la conseguenza che il Comune ha dovuto pagare consistenti indennizzi nei confronti dei Segretari accusati di non svolgere bene il loro lavoro. Le cronache di questi ultimi anni hanno evidenziato casi esemplari nei quali si è verificato che le conseguenze negative sono ricadute sull’intera comunità ed alcune volte a dimettersi sono stati i Sindaci.
La richiesta di modificare queste norme viene avanzata da anni dal Consiglio delle Autonomie facendosi forza sul fatto che oramai in Italia siamo l’unica Regione dove si applica questa norma .
Il disegno di legge Cogo prevede una mediazione per cercare l’accordo di tutti. Le modalità di assunzione dei Segretari rimarranno così come sono, per concorso, ma si inserisce una norma che consente di verificare una sorta di incompatibilità ambientale per il Segretario. Una specifica commissione composta da tre membri potrà indagare e trovare le cause dei problemi sorti nel Comune. Qualora questa commissione rilevi responsabilità da parte del Segretario la decisione sul licenziamento spetteranno al Consiglio comunale che dovrà decidere in merito senza temere responsabilità amministrative o patrimoniali a carico del Comune. Se, al contrario, la Commissione non rilevasse responsabilità a carico del Segretario, il rapporto di lavoro proseguirà senza conseguenze.
Il parere del Consiglio delle Autonomie su questa norma è favorevole, dopo aver fatto presente che la richiesta principale era quella di adeguarsi alla normativa nazionale che prevede la scelta del Segretario. Per cercare un accordo che sblocchi la situazione di stallo che si è creata  si può accettare l’introduzione di queste norme, salvo verificare tra qualche anno l’effettivo funzionamento delle stesse e la concreta possibilità di risolvere i problemi che esistono in alcuni Comuni. Se si verificasse che la norma non è servita a questo scopo, la richiesta di cambiamento, si preannuncia, sarà ancora più forte ed incisiva. Molti Sindaci sono contrari a questa mediazione e chiedono subito l’introduzione della normativa nazionale.
Taglio dei consilieri comunali. Il secondo disegno di legge modifica alcune norme di funzionamento dei Comuni. Il parere del Consiglio delle Autonomie, in rappresentanza dei Comuni, in questo caso è sostanzialmente negativo. Il documento approvato così recita: “Si trova qualche difficoltà nel rinvenire le ragioni profonde per le quali si è ritenuto necessario intervenire con tale proposta normativa. Al di là di qualche intervento legislativo puntuale, certamente condivisibile, i due fili conduttori che sembrano emergere sono:
- Volontà di ridurre, per quanto possibile senza stravolgere l’attuale sistema di elezione diretta dei Sindaci, il ruolo di questi ultimi;
- Tentativo di contenere i costi della politica attraverso una riduzione del numero dei componenti di consigli, giunte e circoscrizioni.
Rispetto alla seconda riflessione, pare che tale tentativo risulti più di facciata che di sostanza, attesi i riflessi del tutto limitati che ne deriveranno in termini economici. Si segnala come la modifica del sistema in precedenza previsto per la determinazione dell’indennità di carica dei Sindaci (e quindi degli assessori) che ricordiamo prevedeva un diretto collegamento con l’andamento degli stipendi dei segretari comunali, abbia comportato per il sistema trentino una consistente riduzione della spesa (rispetto a quanto si avrebbe avuto con l’applicazione del precedente sistema).
In termini generali si ribadisce la necessità, ogniqualvolta ciò sia possibile, di mantenere identiche le normative previste per Bolzano e per Trento”.
Le norme proposte sono viste da molti come slogan populistici che promettono una diminuzione dei costi pubblici, sempre cara all’opinione pubblica, senza incidere realmente.
Meno consiglieri, meno democrazia? La riduzione del numero dei Consiglieri, nei piccoli Comuni da 15 a 12 o 9 come ipotizzato inizialmente, non comporterebbe alcun risparmio significativo e, al contrario, ridurrebbe la partecipazione alle scelte della Comunità. Qualcuno ha suggerito se si vogliono ridurre i costi della politica i tagli devono iniziare dall’alto, dagli Onorevoli ai Senatori fino ad arrivare ai Consiglieri e Assessori provinciali. Il problema che andrebbe affrontato in maniera non superficiale, è quello relativo all’aumento della partecipazione alle scelte degli Enti Locali, questione sollevata da più parti ma che non viene approfondita nel disegno di legge.
Parere negativo anche sulla norma che obbliga i Comuni ad inserire nelle Giunte ambedue i generi, per capirci le donne, anche nel caso in cui nel Consiglio comunale non ne sia stata eletta nessuna. La normativa ora prevede che nelle liste vi sia l’obbligo di inserire ambedue i generi con la percentuale minima del 30% e pertanto in Consiglio ed in Giunta dovrebbero essere rappresentati i due generi. La norma va oltre e obbliga il Sindaco a cercarsi un Assessore donna, o uomo a seconda dei casi, anche fuori dal Consiglio comunale, inserendo persone che non si sono presentate alle elezioni comunali. Per i piccoli Comuni questa norma è parsa, a giudizio di tutti, eccessiva in quanto si nomina obbligatoriamente in giunta una persona che non si è sottoposta ad alcun giudizio degli elettori.
Per altre norme il parere è stato positivo come nel caso dell’introduzione del ballottaggio, nelle elezioni dei Comuni sotto i 3.000 abitanti, nel caso di presenza di più di due liste e nessuna raggiunga al primo turno il 40%. Parere favorevole anche per l’eliminazione del limite dei tre mandati per gli Assessori Comunali, mentre per il Sindaco  il limite rimane.
Da settembre il disegno di legge della Giunta regionale passerà all’esame della Commissione per poi arrivare in Consiglio in autunno. Speriamo che in questi consessi i pareri dei Comuni vengano tenuti in maggiore considerazione, per giungere ad approvare nuove norme che siano veramente utili a far funzionare meglio gli enti locali.