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Traduzioni e Comunicazione

Per una politica che torni a dar voce al territorio
Scritto da Marco Zulberti   
Martedì 14 Luglio 2009 20:59

Ancora idee su un’Unione per le Giudicarie
Per una politica che torni a dar voce al territorio

Anche se è passato poco più di un mese dall’idea di trovare una soluzione alla rappresentanza politica di alcune fasce economiche della popolazione giudicariese, molta acqua è passata sotto i ponti, complice il disgelo e la bella stagione che riempie gli argini anche dei fiumi della politica.

Così, dopo la mezza debaclé delle elezioni europee, che allarga a tutto il Trentino quanto successo nelle Giudicarie alle provinciali, se da una parte i vari responsabili cominciano a pensare come muoversi per realizzare la conquista del centro, ognuno secondo il proprio orientamento e schieramento, personalmente credo che ognuno di questi analisti politici sbagli qualcosa che sta alla radice dello stesso disagio vissuto da tutta la classe politica in genere e che si chiama “distacco dalla gente”, “distanza dai suoi problemi economici”, “distanza dai suoi bisogni e dalle sue aspettative”.
Cosa vuol dire conquistare il “centro”? Assolutamente niente. Allargarsi dove? Come? Imporsi su chi? Sono tutte declinazioni del politichese, lingua infatti che la gente non riconosce più. Per questo non vota, rinuncia ad esprimersi. Delusa, crede nell’autonomia della Provincia, crede nella peculiarità trentina, ma nello stesso tempo teme possa essere solo una scusa per esser lasciati soli ancora una volta.  Non cede alla “sinistra” per tradizione, per religione, per poca fiducia nel progresso, ma nello stesso tempo non crede a chi parla un italiano formale che inganna e dietro cui ci sono solo quinte teatrali, commedie, per non dire drammi.
Se vogliamo dare voce a questa classe di moderati, di artigiani, di lavoratori, di imprenditori, di contadini, di agricoltori, che vedono nella Cooperazione il loro unico momento aggregante, si deve consegnare nelle loro mani un microfono, dare spazio alle singole categorie, metterle sul pulpito e invitarle a parlare, a far sentire le loro richieste.
Allora un movimento che faccia della vera rappresentanza sociale dovrà essere non composto solo da semplice elenco dei tesserati ma pensare a riservare ad ogni singola categoria un posto. Non una Comunità di Valle dove l’assemblea dei Sindaci, ricalca se stessa, ma un’associazione che preveda un posto per ogni categoria economica, sociale e culturale, comprese le minoranze delle minoranze. Questo, credo, sia il mandato che la gente vuole da una politica che non la riconosce più se non in qualche suo singolo rappresentate. Se l’Upt di Dellai vorrà veramente rappresentare la sua gente - e in questo caso la gente giudicariese, avvicinando anche quelle categorie più vicine all’economia privata che ora guardano alla Lega Nord o al Pdl - dovrà forzatamente lavorare per dare voce non ai leader, ma alla massa, organizzandola e fornendole momenti di dibattito e di proposta.
Il nuovo ricambio dell’azione politica tesa a salvare non solo il privilegio dell’Autonomia ma anche quello dell’economia, non passa quindi per le primarie, che rimangono un momento molto anglosassone, quasi pubblicitario e legato al sistema bipolare - come avevo a scrivere un paio di anni fa - ma per un ritorno alla gente che deve sentirsi non solo semplicemente rappresentata, ma difesa nelle proprie aspettative economiche e sociali.
Marco Zulberti