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Traduzioni e Comunicazione

QUANDO L’ECONOMIA NON TEME LA PSICOLOGIA
Scritto da u.s.   
Sabato 30 Maggio 2009 09:57

Il Nobel James Heckman apre la quarta edizione del Festival
QUANDO L’ECONOMIA NON TEME LA PSICOLOGIA
“Le ricerche dimostrano che nelle disuguaglianze è fondamentale l’intervento portato nei primi anni di vita. Ed è la famiglia il cuore di tutto, non la scuola. A fare la differenza è l’ambiente sociale”

Succede anche questo, in un appuntamento che è riuscito a trasformare in argomento popolare temi spesso vissuti come ostici e lontani, certamente non facili. Succede che “prima” dell’inaugurazione ufficiale la quarta edizione del Festival dell’economia di Trento prenda il via con James Heckman, 65 anni, premio Nobel nel 2000 per i suoi contributi allo sviluppo della teoria e dei metodi per l’analisi di campioni selettivi. La sua conversazione su “Economia e psicologia della personalità” – una delle “Visioni” più attese del Festival – è stata infatti anticipata. Tito Boeri, responsabile scientifico del festival, lo introduce come “pensatore anti ideologico, a cui è unanimente riconosciuto un metodo di grande rigore nel suo percorso”. E quando la relazione termina, è lo stesso Boeri ad assegnare al docente dell’Università di Chicago “il record assoluto della velocità in quanto a capacità di raccontare e spiegare decine di diapositive”.

Così, rispettando i tempi, sfidando il caldo, scherzando con uno studente (“ad un premio  Nobel dell’economia non capita mai di essere riconosciuto per strada, ma se questo dovesse mai accadere forse potrebbe succedere solo qui, a Trento”), Heckman dispensa dati e  grafici, riuscendo però a rendere decisamente concreta la sua lezione. Perché dietro i suoi studi e le sue teorie pulsano le vite di milioni di persone, sta la vita quotidiana di chi, appunto, è dentro l’economia ma è, anche, dentro i propri aspetti psicologici e comportamentali. E’ lungo questo crinale che si dipana la sua ricerca.
“Centocinquanta anni fa – dice Heckman – economia e psicologia erano strettamente correlate. Poi, la frattura. Negli ultimi 60 anni c’è stato un graduale riavvicinamento ed oggi si cerca di capire, ad esempio, le scelte fatte dalle persone quando c’è una situazione di rischio”.
Ecco dunque che il lavoro dell’economista, in questo caso, “può aiutarci ad elaborare politiche sociali che possano aiutare a loro volta le esistenze degli esseri umani”. E’ con queste parole che Heckman chiude il suo intervento, ma le domande del pubblico gli permettono, subito dopo, di farci capire meglio in cosa consista la sua ricerca. Perché grafici, diagrammi e financo equazioni possono servire, ma sono ancora le parole – quelle  che nascono dall’esperienza – a fare la differenza.
Così ecco alcune considerazioni che nascono sì dal suo vissuto americano, ma che suscitano parecchia attenzione in chi lo ascolta. “Il cuore del problema – dice – riguardo alle  disuguaglianze, sta nella capacità di arricchire la vita dei bambini, arricchendo la vita delle famiglie. Non è nella scuola che si decide il loro destino. E’ nell’ambiente familiare che più è ricco, stimolante e partecipativo, più offre opportunità. Per questo servono politiche sociali che diano respiro e motivazione ai nuclei familiari. E’ al di là della scuola che si devono aiutare le famiglie. Tutti i nostri studi lo dicono chiaro: le priorità degli interventi socali andrebbero assegnate ai bambini più piccoli. Perché sono i programmi di intervento sui bambini piccoli ad avere risultati molto più alti. Dobbiamo uscire da certi standard: il divario tra bravi e meno bravi si inverte quando ci sono interventi precoci fatti in maniera creativa. Dobbiamo arricchire la vita dei bambini quando loro sono piccoli. Dopo, è tardi. Questo è un più ampio concetto di politica sociale cui mi piace pensare quando si parla di efficienza ed equità”.
E nella sua analisi James Heckman ha confermato quel che Boeri aveva detto, presentandolo: “Gli va riconosciuta la capacità di portare le idee dentro l’economia, oltre ai dati e alla statistica”. E quando le idee hanno a che fare con l’economia da una parte e con la psicologia dall’altra, si parla di cose molto concrete. Gli studi sulla propensione a comportamenti  criminali, ad esempio o il programma appena varato dal governo Obama che vede le infermiere recarsi nelle  abitazioni delle giovani in stato interessante per spiegare loro i rischi di taluni comportamenti durante la gravidanza. Di questo, anche, ha parlato Heckman.
Ha spiegato di un enorme  programma di ricerca che negli Usa cerca di capire, da anni, il perché degli abbandoni scolastici. Una cifra che si aggira sul 14 per cento. Sono stati fatti dei test su chi abbandona e su chi prosegue: i punteggi sono molto simili, a fare la differenza è l’ambiente sociale.  Quel che rende importante il cammino di ricercatori quali  Heckman è proprio l’aver introdotto nelle propri analisi concetti quali la felicità (“bene comune associato all’utilità sociale”) e la particolare sensibilità di taluni periodi, rispetto ad altri, per quel che riguarda lo sviluppo delle competenze. “Includere lo studio della personalità – dice – aiuta l’economia. I divari incominciano presto nella vita, e sono proprio le prime fasi della vita quelle più importanti. L’errore degli economisti è quello di trattare le persone come fossero tutte uguali, mentre va colta l’importanza della eterogeneità”.
Poi, quasi mettendo l’economia – “una certa idea dell’economia” – sul lettino dell’analista, Heckman ha introdotto il tema dei vincoli e delle preferenze e, soprattutto, quello delle  capacità cognitive – intelligenza, conoscenza, capacità nel risolvere i problemi grazie all’intelligenza fluida (il picco a 19 anni…) e quella cristalizzata – e delle capacità non cognitive: perseveranza,  motivazione, autostima, rapporti tra noi e il futuro, autocontrollo, proiezione immaginaria in avanti. Ambedue le capacità hanno effetti, ricorda il premio Nobel americano, ma altresì aggiunge: “Le ricerche dimostrano che la leadership, ad esempio, ha scarsa correlazione con il quoziente d’intelligenza e dicono che il divario tra ricchi e  poveri ha inizio ben prima dell’ età scolare. Conta anche il tempo che i genitori trascorrono con i figli e la neuroscienza ci parla di un periodo sensibile nel quale  non c’è solo carenza di vitamine ma anche ad esempio nell’apprendimento del linguaggio”.
E, per finire: “La formazione del reddito può essere indotta da conoscenze e personalità. Cosa sappiamo del processo di formazione delle capacità? Io dico che l’investimento sulla  persona e sull’ambiente è fondamentale. Se l’ambiente nel quale inizia la vita di un uomo è stimolante, ciò influenza le sue capacità di apprendimento. Motivare il successo scolastico di un bambino è fondamentale. Più tardi si fa l’investimento sui giovani svantaggiati, meno efficace sarà il risultato”.
E con un’ultima immagine affidata all’attento pubblico – “ci sono persone intelligenti che non si svegliano la mattina ed altre, assai meno dotate, che sono però capaci di organizzarsi” –  James Heckman si congeda. Economista che non teme di misurarsi con la felicità, le disuguaglianze, i bambini delle periferie che rischiano la deriva criminale, i tratti del comportamento, le infermiere che parlano con le ragazze incinte.