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Nu.vol.a, solidarietà in Abruzzo
Scritto da r.b.   
Domenica 17 Maggio 2009 21:49

Gli Alpini volontari assistono terremotati e soccorritori nei paesi terremotati
Nu.vol.a, solidarietà in Abruzzo

Una chiamata di sabato notte alla protezione civile trentina e alle 11.00 di domenica mattina tutti erano già in viaggio, in colonna. E’ cominciata così, senza preavviso come accade sempre in questi casi, l’ennesima missione del gruppo Nu.vol.a (Nuclei Volontariato Alpino) trentino, destinazione Abruzzo. Nelle zone del terremoto, L’ Aquila e dintorni e tutti quei posti che abbiamo imparato a conoscere dalle angosciose immagini televisive. Rodolfo Chesi,

 di Spiazzo, è il vicepresidente provinciale del Gruppo Nuvola, dopo essere stato per diversi anni il presidente del gruppo Nuvola Adamello, quello della zona Giudicariese. E’ stato già diverse volte in Abruzzo “in queste ultime settimane sono più là che in Trentino” e ritiene di doverci andare per molti mesi ancora “la situazione non è risolta, e il nostro intervento probabilmente servirà ancora per diverso tempo”.

 

Allora Chesi, ci racconti di questa spedizione in Abruzzo.
Come è già avvenuto in passato per i terremoti di Umbria e Molise e per diverse alluvioni, il gruppo Nuvola è stato allertato dalla protezione civile trentina per partecipare a questa missione di soccorso in Abruzzo in una situazione che da subito si prospettava molto difficile per l’estensione del sisma, per i molti edifici distrutti e – come pur troppo è emerso sin dalle prime ore – per le molte persone morte.
Che cos’è il gruppo Nuvola e quali sono i suoi compiti?
Il gruppo Nuvola è quello costituito dagli alpini volontari (480 soci) che si mettono a disposizione della protezione civile con compiti di logistica, come quello di fare da mangiare e di predisporre posti letto sui luoghi delle calamità, ad uso dei civili coinvolti e dei soccorritori.
Un ruolo importante, in appoggio ai vigili del fuoco.
Sicuramente, ma non solo. La protezione civile trentina è strutturata in sei comparti, i Vigili del fuoco volontari e professionisti, il Nuvola, il Soccorso alpino, la Croce Rossa, gli Psicologi e i Cani da ricerca, ognuno con dei compiti ben precisi e senza “pestarci i piedi”. Questo è il modello trentino, messo in piedi anni fa con un’apposita riforma che puntava molto sulla specializzazione di ogni singolo corpo e che ha dimostrato la sua validità in più occasioni e anche in questa.
Quando ha saputo del sisma e quando siete partiti?
La protezione civile trentina ci ha allertato alle 7.30 e alle 11.00 la colonna era già in viaggio, inizialmente con 15 volontari del Nuvola, che hanno la reperibilità 24ore su 24. Nei giorni seguenti la risposta dei volontari trentini e giudicariesi è stata ottima, e ci sono state anche diverso domande di iscrizione al Nuvola proprio per dare una mano in Abruzzo.
Qual’è stato l’impatto con la realtà del terremoto?
Duro sicuramente dal punto di vista visivo. Arrivando nel centro storico de L’Aquila, sembrava di stare in guerra. Tutti gli edifici, case e Chiese crollati, cumuli di macerie illuminati soltanto dai fari delle jeep e soldati fra le rovine. Poi comunque duro, anche pensando ai nostri compiti. Con supermercati e magazzini crollati o pericolanti, diveniva difficile procurare il cibo per i terremotati; si pensi che il giorno seguente per comperare 20kg di pane, ho fatto personalmente 50 km. fino a Teramo. Poi mancava l’acqua con gli acquedotti distrutti, e l’elettricità. Anche se la difficoltà più grossa forse era dovuta alla grande paura della gente, anche a causa delle molte scosse di assestamento dei giorni seguenti; in questo senso l’opera degli psicologi – spesso poco considerata dai media – è stata fondamentale.
Poi?
Poi i giorni seguenti ci siamo organizzati arrivando a distribuire fino a 5.000 pasti al giorno nei tre campi allestiti dalla protezione civile trentina, i due di Paganica e quello di Sassa con 50 volontari nostri di turno settimanale da sabato a sabato.
Si dice che i campi trentini fossero di gran lunga i migliori.
Non è il caso di far classifiche, ma che l’organizzazione trentina fosse la migliore è cosa molto evidente e ci è stata riconosciuta un po’ da tutti, dalla gente e dalle istituzioni. Diciamo che ci siamo distinti ancora una volta e il modello trentino – quello della specializzazione di cui dicevo prima – è attualmente il più efficiente.
In che cosa consiste questa maggiore efficienza?
Per fare due esempi, si possono citare le tende coibentate che noi abbiamo e altri no, che riparano dalla forte escursione termica di quelle zone e dal freddo della notte o il fatto che prima di piantare il campo sistemiamo e asfaltiamo la zona, che i nostri campi hanno acqua calda e elettricità, una lavanderia da campo.. la gente abruzzese queste cose le ha notate.
Qual’è la vostra impressione per i prossimi mesi?
La gente abruzzese ha voglia di fare e di ritornare alla normalità, anche se è stata molto bloccata dalla paura di nuove scosse. Quelli che hanno una casa agibile, ancora oggi vivono di giorno in casa e di notte in macchina. La strada verso la normalità è ancora lunga, speriamo si vada avanti veloci con i prefabbricati di legno, visto che l’inverno in quelle zone è particolarmente rigido e affrontarlo in tenda sarebbe molto difficile.