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Traduzioni e Comunicazione

Una nuova politica industriale per casa e trasporti
Scritto da Marco Zulberti   
Martedì 28 Aprile 2009 16:35

Una nuova politica industriale per casa e trasporti
I due settori più colpiti dalla crisi hanno bisogno di rilancio

Vi sono due grandi settori attraversati dalla crisi: quello immobiliare, dove i costi medi delle case supera di molto le possibilità medie del reddito e dei finanziamenti, e quello dell’auto travolto dal caro petrolio che ha svelato l’insostenibilità della produzione industriale di modelli super cilindrati dai costi altissimi come i “famigerati” SUV soprattutto USA.

La casa e l’auto, i più costosi beni primari in cui si rispecchia l’identità della classe media italiana, sono all’origine della crisi attuale; il primo per una sorta d’iper-finanziamento al settore immobiliare, il secondo alimentato dal prezzo del petrolio, materia prima, le cui scorte, agli attuali ritmi di consumo, è destinata a esaurirsi entro 45 anni, in base al rapporto annuale della British Petrolem del giugno 2008. Di fatto questi due problemi sono andati a sovrapporsi nello stesso momento, intrecciandosi e rendendo estremamente difficile trovare soluzioni a breve senza voler pensare ad un completo rinnovamento della politica “industriale”.
La politica degli aiuti al settore auto, se da una parte potrebbe risolvere nell’immediato il problema, nel lungo termine si rivelerà sbagliato per due motivi: il primo è che gli aiuti vanno dati alle fabbriche, che non delocalizzano e mantengono le produzioni in Italia e in Trentino; il secondo perché, tra un paio di decenni, il settore auto, a meno di un passaggio radicale al motore a idrogeno, sarà nuovamente in crisi. Probabilmente chi ha energia pulita, ad esempio come quella idroelettrica, dovrà progettare centrali che producono idrogeno invece che energia elettrica. Ma il resto del mondo andrà in treno.
Mentre i marchi di auto USA - come General Motors, Ford e Crysler - cercano alleanze per cambiare le loro linee produttive verso modelli più simili a quelli europei con auto che consumano meno, a livello europeo e italiano, dove il petrolio è quasi tutto importato, si dovrà cambiare completamente il profilo industriale in vista di un nuovo mondo dei trasporti. Cambiare, quindi, le linee produttive dai settori meccanici, chimici e elettrici ora orientati alla produzione di automobili verso quelli del ferroviari extracittadini e metro tramviari in città. Si potrebbe dire un ritorno ad un Ottocento industriale, naturalmente modificato dalle tecnologie del 2000.
Per fare questo si dovrà essere dotati di una grande visione sovranazionale, di pensare progressivamente ad una politica industriale, che non può essere affidata al botteghismo del chimerico e cinico libero mercato, che non conosce alcuna progettualità al di là dell’affare e della rendita, e invece attingere alle esperienze dei Paesi più evoluti nei settori ferroviari, come il Giappone e la Francia. La politica degli incentivi, che non chiede nulla alle imprese è una politica economicamente miope, senza progetto, che non farà altro che rinviare i problemi, aumentando il monte complessivo dei debiti.
Più semplice, invece, la polita industriale del settore immobiliare dove va sradicata la speculazione che come fa rincarare il cestino di zucchine del 70 per cento al mercato tra produttore e consumatore, così non si spiega perché a Monaco di Baviera gli appartamenti costino meno che in un paese limitrofo di Trento o Bolzano.
La relazione è sempre con il mondo dei trasporti. Trasporti efficienti rendono meno care le case in centro e allargano l’area metropolitana gestita a sua volta con una politica urbanistica nuova. La stessa cosa avviene a Parigi. Trasporti efficienti permettono prezzi più bassi nelle case. Non a Londra dove regna il liberismo più bieco ma che in questi anni era misteriosamente diventato il modello dei politici italiani. Il ministro delle finanze tedesco Peer Steinbrueck, recentemente ha affermato di non voler più prendere lezioni dagli inglesi.
La relazione quindi tra la crisi immobiliare e quella industriale, tra i due beni principali come la casa e l’auto, non è una crisi apparentemente disgiunta, ma è frutto di inefficienze presenti nello stesso momento nei settori dei trasporti ferroviari, nella progettazione urbanistica e nella politica industriale troppo orientata verso l’auto.