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Lavoriamo per un ospedale di qualità
Scritto da Administrator   
Mercoledì 06 Aprile 2016 22:46

A partire dal primo febbraio, con l’ultima deliberazione di Luciano Flor prima di terminare il suo incarico all’Apss, Egidio Dipede è stato nominato nuovo direttore dell’ospedale di Tione, in seguito al pensionamento di Vincenzo Cutrupi.

Dipede, nato a Matera nel 1956, è direttore dell’Unità operativa di medicina interna dell’ospedale di Tione dal giugno 2014; in precedenza ha ricoperto vari incarichi tra cui la direzione del reparto di medicina interna dell’ospedale di Cairo Montenotte, comune di circa 13.000 abitanti in provincia di Savona.

Arriva alla direzione in un periodo delicato per il nosocomio di Tione, sospeso tra i timori di un ridimensionamento e la speranza che l’attuale fase di riorganizzazione del sistema sanitario trentino porti in dote buone notizie ai giudicariesi, che vedono nel presidio ospedaliero locale un punto di riferimento imprescindibile a livello di prestazioni sanitarie.

 

Dottor Dipede, con che spirito ha assunto questo nuovo ruolo gravido di responsabilità?

Con la serenità di chi ha avuto nella sua vita professionale esperienze in grandi ospedali di città ed esperienze negli ospedali cosiddetti “periferici”, in piccoli paesi dell’appennino ligure, con tutte le problematiche che questa situazione comporta. Peraltro in quel contesto già anni fa ho vissuto in prima persona gli effetti di una razionalizzazione delle strutture davvero radicale, molto più profonda e dura della riorganizzazione in atto oggi in Trentino. Non va poi dimenticato che nel frattempo è subentrata la legge Balduzzi (D.l. 158 del 2012) che ha operato un forte cambiamento negli assetti degli ospedali locali, specificando tre tipologie di strutture (presìdi di base con bacino d’utenza compreso tra 80.000 e 150.000 abitanti; presìdi di I livello, bacino d’utenza tra 150.000 e 300.000 abitanti; presìdi di II livello, bacino d’utenza tra 600.000 e 1.200.000 abitanti) assegnando a ciascuna competenze e specializzazioni di complessità crescente al crescere del livello.

Un periodo di forti cambiamenti, dunque, negli assetti sanitari in tutta Italia, che non possiamo sottovalutare: certo questo aumenta il senso di responsabilità con il quale mi sono accostato al nuovo ruolo di direttore.

 

In questo nuovo assetto come vede il futuro dell’ospedale di Tione?

Dobbiamo partire dal presupposto che è impossibile pensare ad un ospedale di valle che sia esaustivo di tutte le patologie, oppure con forti specializzazioni. Occorre invece tendere ad una struttura che garantisca qualità nell’assistenza ai cittadini per la maggioranza delle esigenze sanitarie, per le prestazioni maggiormente necessarie. A Tione abbiamo bisogno di dare risposte alle richieste della popolazione: dunque fornire adeguata assistenza per patologie croniche riacutizzate e di tipo internistico, respiratorie, cardiache, oncologiche. È necessario soprattutto disporre di una struttura con un Pronto soccorso organizzato, come in effetti sarà quello che stiamo realizzando, un reparto di medicina strutturato con capacità di tipo specialistico (cardiologia, respiratorie, metabolismo).

Nell’assetto definitivo riusciremo a dare risposte di qualità su tante patologie, ma è chiaro che alcune fra quelle più gravi andranno trasferite verso l’ospedale centrale: penso ad esempio a casi di infarto, che potremo stabilizzare in Pronto soccorso, ma che poi hanno bisogno di cure più specializzate che saranno fornite e Trento e Rovereto. Ma è importante che a Tione si faccia un “filtro” considerevole.

 

Quale percentuale di pazienti da curare a Tione si pone come obiettivo?

Non è necessario a parer mio avere una vera e propria percentuale di “filtro”, ma è fondamentale lavorare sul numero assoluto, ossia tutti i pazienti che riusciamo a curare qui, anche in considerazione del fatto che una stessa tipologia di patologia è vissuta in modo a volte molto diverso a seconda del paziente e dunque si presenta in una forma più o meno grave.

 

Parlando di assetti futuri, ha messo al centro del progetto il Pronto Soccorso. Questione che si trascina da alcuni anni. A che punto siamo?

I lavori per la realizzazione del nuovo Pronto soccorso sono partiti il 21 marzo sulla base del progetto approvato - che ritengo molto soddisfacente - perché aumenta locali e volumi della struttura, con una superficie totale pari alla precedente (quella del vecchio pronto soccorso) sommata alla attuale. Soprattutto sarà strategica la nuova dislocazione dei locali: darà la possibilità di avere sale di visita dedicate, un’astanteria separata, e anche una stanza di crisi centralizzata, con rapido soccorso ai “codici rossi”, con cura immediata, stabilizzazione e successivo trasferimento. L’idea è vederlo concluso nei primi mesi del 2017.

 

Lei è diventato direttore dopo soli due anni a Tione: lo ritiene un vantaggio o svantaggio?

Lo ritengo un vantaggio perché due anni sono sufficienti per avere un’idea molto chiara delle risorse e delle esigenze di questa struttura: mi sono occupato del Pronto soccorso e della Medicina, che sono i reparti con i più grandi flussi (12.000 pazienti l’anno per il Pronto soccorso, circa 2.000 per medicina). La mia esperienza in un’altra realtà di periferia, poi, è stata importante per capire dinamiche e problematiche, seppur in un contesto di maggiore difficoltà rispetto alla provincia di Trento.

 

Nel senso?

Diciamo che qui in Trentino a volte ci si lamenta dei servizi, ma probabilmente perché non si ha un’idea chiara di come funzionano le cose nel resto d’Italia. Dico solo che in Liguria ho vissuto in prima persona forti accorpamenti di ospedali,  tagliando davvero i servizi sanitari e mettendone in dubbio il funzionamento.

Ritengo invece che in Trentino la Provincia  e l’Apss si stiano muovendo in modo corretto per affrontare il futuro, dando risposte agli abitanti della periferia sulle prestazioni più frequenti, non certo – non sarebbe possibile e sostenibile – su quelle iper-tecnologiche che infatti sono centralizzate negli ospedali di Trento e Rovereto.

 

Di certo sa che oggi il livello di fiducia verso l’ospedale di Tione è ai minimi storici: cosa farà per rialzare l’asticella del rapporto con la popolazione?

Mi sembra sia perlopiù una sensazione mediatica, basata su pochi casi che fanno notizia. In realtà gli ingressi all’ospedale di Tione sono in crescita: ad esempio il Pronto soccorso è passato negli ultimi due anni da 10.000 a 12.000 accessi e questo dato segnala che la fiducia c’è, così come è vivo il grande attaccamento dei giudicariesi per questa struttura. Ci sono stati momenti particolari, come accade nei periodi di grande riorganizzazione e di grande riassetto, ma è significativo che non siano aumentati i flussi complessivi verso Trento.

 

Dunque ospedale promosso?

La sanità a Tione è di alto livello, lo posso assicurare io che ho lavorato in altre zone periferiche dove mancavano davvero tanti servizi. Ora – è chiaro – siamo in un momento importante di programmazione e di riorganizzazione che deve ridisegnare la sanità dei prossimi 30 anni. Un momento a suo modo storico. Ma ci stiamo impegnando per costruire un ospedale che possa essere un polo di riferimento per il territorio nei prossimi anni: da una parte lo faremo “tagliando” alcune prestazioni “di nicchia” che non riguardano la maggior parte della popolazione e ri-allocando le risorse; dall’altra migliorando le prestazioni di base, facendo crescere e strutturando un reparto di eccellenza come la traumatologia.

 

Ci sarà spazio anche per nuovi servizi?

Stiamo ragionando sulla possibilità di mettere a disposizione alcune prestazioni di piccola chirurgia day surgery (es. cataratta) in giorni prestabiliti, chiamando professionisti da Trento. Così come sarà sempre più importante l’attività di ambulatorio, ad esempio le visite cardiologiche, creando maggiore interazione tra specialisti e medici di famiglia.

 

A livello di struttura – Pronto soccorso escluso – qual’è la situazione?

Dopo gli importanti lavori di ristrutturazione eseguiti negli ultimi anni la struttura è ottima e abbiamo la volumetria che ci occorre. Il Pronto soccorso sarà il tocco finale per dare slancio a questo ospedale. Praticamente  l’edificio è completamente innovato e – nell’assetto finale - avremo un primo piano con medicina, un secondo piano con ambulatori, e un terzo piano con l’area chirurgica.

 

Parliamo del punto nascite: ammetterà che la vicenda non è stata gestita al meglio dall’Apss.

Ritengo che un punto nascite abbia un senso nel momento in cui funziona. Ora siamo arrivati a 100 parti: sono necessari un’ostetrica, un neonatologo, un’infermiera 24 ore su 24 per un parto ogni 3 giorni. In termini economici e organizzativi se avessimo risorse infinite potremmo anche sostenerlo, ma siccome non è così meglio concentrare l’attenzione su servizi sanitari più urgenti.

L’eventuale chiusura – se non arrivasse il benestare del Ministero - passa attraverso il potenziamento del “percorso della nascita” che è stato attivato e ora sta funzionando bene: la donna deve sapere come muoversi, capire i sintomi e sapere gestirsi e dunque arrivare con serenità nell’ospedale di riferimento. Con questo, l’ospedale non è di certo chiuso e se ci sono emergenze siamo presenti e diamo risposte, come è ad esempio accaduto alcune notti fa.

Sempre per fare paragoni, teniamo presente che in Liguria sono stati chiusi punti nascite molto più grandi di quello di Tione, ad esempio ospedale di Albenga, con circa 500 nascite l’anno e una città di 50.000 abitanti, spostando tutto a Pietra Ligure a 20 km. Di 23 ne rimangono ora 7.

 

Dunque sempre più spazio all’elisoccorso?

È di certo una risorsa preziosa per i tempi; l’elisoccorso in Trentino è di alto livello. In altre regioni interviene solo di giorno e in pochi casi. Qui fa tante missioni importanti che ne giustificano i costi e l’utilizzo. Non può essere però unica risposta per paziente, anche autoambulanza lo è. Ma soprattutto lo è il filtro degli ospedali locali.

 

Parlando di “filtri”: come giudica l’apporto dei medici di base?

I medici di famiglia sono bravi, e lavorano in media molto, tanto è vero che abbiamo un numero basso di “codici bianchi” di accesso al Pronto soccorso. Le proteste che talvolta sentiamo avranno le loro ragioni, ma guardando la cose nel complesso possiamo dire che abbiamo professionisti impegnati. Siamo soddisfatti dal livello di filtro visto nel suo insieme: il fatto di avere un 10% di codici bianchi vuol dire che i medici di base funzionano. Si pensi che nelle città i codici bianchi arrivano al 20% e fino al 40%. Inoltre stiamo costruendo insieme ai medici di base percorsi su cronicità e ho trovato attenzione e voglia di fare giusti.

 

Capitolo personale, arriveranno le risorse promesse?

Posso dire con soddisfazione che recentemente a Tione sono arrivati 3 nuovi e giovani medici: a breve spero di poter comunicare che avremo ripristinato reperibilità dell’anestesista di notte, cosa che l’Apss si è impegnata a fare. Di certo siamo di fronte a contingenza importante, l’adeguamento a normativa europea in materia di lavoro (che fissa maggiori riposi per medici e infermieri) da un lato aumenta la sicurezza dei pazienti, dall’altro incide sulla riorganizzazione. Occorre dunque reclutare nuovi medici anche se c’è il problema logistico che i trentini hanno numero di medici più basso rispetto ad altre regioni; i giovani trentini non si iscrivono a medicina forse perché rispetto ai colleghi di altre zone hanno più opportunità di lavoro immediato.

 

Domanda finale: leggiamo che si fa fatica a trovare medici disposti a venire a lavorare a Tione. Si sta così male “in periferia”?

Io penso il contrario: sono da sempre appassionato di montagna, dunque mi piace lavorare a Tione. Come detto  a Savona ho vissuto situazioni di restrizione sulle prestazioni ai pazienti che non trovavo non più dignitose, mi proponevano di ridurre prestazioni per la spending review e non lo ritenevo etico. Qui invece penso ci siano tutte le condizioni per lavorare bene e dare un ottimo servizio ai cittadini.

(r.s.)